menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Maschio Gaspardo sfida la crisi: «L’agricoltura soffre ma l’aratro non scomparirà»

28 0
15.03.2026

Il “De Profundis” è risuonato qualche settimana fa, in occasione della Fieragricola di Verona: l'aratro appartiene al passato, è stato detto, perché i terreni si stanno impoverendo di sostanze organiche e, invece di smuoverlo, sarebbe necessario garantire apporti esterni, come letame, stoppie, paglia, radici.

«È un allarme che ogni tanto ritorna ma che, in realtà, non corrisponde al vero: l'aratro è il primo strumento che l'agricoltura ha conosciuto e resta importantissimo anche oggi, ad esempio nell'agricoltura biologica», risponde Mirco Maschio, presidente della Maschio Gaspardo , colosso italiano delle attrezzature per l'agricoltura, diversi stabilimenti nel mondo tre dei quali in Veneto – a Campodarsego, Cadoneghe e Concordia Sagittaria – e uno in Friuli Venezia Giulia, a Morsano al Tagliamento, specializzato in particolare in seminatrici.

In giornate dense di impegni, sia a livello familiare - si è da poco spento lo zio Antonio, co-fondatore del gruppo assieme a Egidio, il papà di Mirco e di Andrea, oggi presidente di Maschio Holding – sia in azienda, dove è in fase di definizione il bilancio 2025, Mirco Maschio si è ritagliato il tempo per difendere l'onore dell'aratro.

Niente addio, dunque, presidente?

«No davvero. Naturalmente la tecnologia è evoluta e oggi esistono tante macchine in grado di lavorare il terreno in modi diversi. Non siamo davanti alla scomparsa dell'aratro, ma al superamento di un modello in cui si arava ogni anno in modo automatico, indipendentemente dalle condizioni del terreno o dalle esigenze di ogni coltura. Ogni scelta deve essere motivata da un preciso obiettivo: gestione delle piante infestanti, dei residui colturali, della struttura del suolo. La domanda non è se arare o non arare, ma quando e perché farlo».

In quali ambizioni è importante?

«Certamente........

© Il Mattino di Padova