Milva, l’ultima vera diva raccontata dalla figlia: “Un talento assoluto ma Milano ha poca memoria”
Maria Ilva Biolcati, nota come Milva al grande pubblico
Per approfondire:
Articolo: Dario Fo, il grande maestro. Parola di Massimo Navone: “Riusciva a stimolare ogni allievo. Insegnò come cambiare la realtà”Articolo: Dargen D’Amico e il nuovo album contro gli stimoli inutili: “Desideriamo più di ciò che abbiamo bisogno. Felicità significa ridurre il superfluo”L’ultima diva, Milva, colta, coltissima. Eppure fatica ad entrare nell’immaginario “pop“ e colletivo di un’Italia che ha fatto da subito delle sue “rivali“, dalla Vanoni a Mina e Gigliola Cinquetti, icone indiscusse. Una voce scura e potente, con la sua inimitabile sensibilità interpretativa, ha segnato un’epoca nella storia della canzone e del teatro europeo. Una voce che manca. Da quel 23 aprile di cinque anni fa, il giorno della scomparsa di Maria Ilva Biolcati, morta per una neuropatologia, nata a Goro (Ferrara), ma “milanesissima per scelta”, come racconta la figlia Martina Corgnati. Docente universitaria, critico d’arte e autrice di un libro su sua madre uscito per la Nave di Teseo, “Milva. L’ultima diva. Autobiografia di mia madre. “Non c’è solo la Milva di Alexanderplatz, mia madre è stata tanto di più”, esordisce Corgnati. “Ho tentato di scrivere una storia veritiera, avevo bisogno di far chiarezza rispetto alle tante cose dette, e ho cercato di far parlare lei, un personaggio mitico, inarrivabile, sempre perfetto con un dispendio di tempo, di energia, di attenzione al suo rapporto con gli altri impensabile oggi nel mondo della rete. Aveva un’autorità personale e morale che creava ammirazione, quasi soggezione”.
Milva con sua figlia Martina Corgnati a Portorotondo nel 1981
Ecco questo omaggio in tre serate organizzate dalla Fondazione Insula felix Ets, in via Serbelloni, nata non solo per custodire la memoria artistica e culturale di Milva...
“Esattamente il 14, il 21 e il 28 aprile. Ci sarà poi una giornata aperta, giovedì 23 aprile, giorno della scomparsa di mia madre morta a 81 anni. Apriamo il 14 con una mostra “Torino 1962-1965. Omaggio a Milva“ e l’esposizione di tre ritratti di mia madre, di cui due inediti, realizzati da Ezio Gribaudo”.
Qual è il suo desiderio più autentico?
“Scrivere una sottolineatura, garbata ma decisa, che ne metta in evidenza una dimensione più complessa rispetto a “si Milva di Sanremo“, o “a sì quella di Brecht“; contro la cultura dei social che appiattisce tutto. Mia madre è stata una grande persona di teatro, e portava la musica attraverso il suo corpo. L’ho detto anche nel giorno del funerale, la memoria deve diventare progetto, aprirsi al futuro”.
Le sembra che Milano l’abbia dimenticata?
“Mia madre è al Famedio. Ma mi aspettavo che Milano riconoscesse di più la sua figura, attraverso un’intitolazione di una strada, di un giardino...Milano si ricorda di Milva? No. Milano era la sua città, il Piccolo la sua casa. Ho scelto di aprire la fondazione a casa sua, dove l’aura di Milva respira, per farla conoscere ai milanesi. Non è un museo, ma un luogo aperto a studiosi e studenti dove ci sono tanti libri, non gli oggetti personali di mia madre. I suoi abiti sono andati all’asta a favore del Niguarda mentre l’Archivio è all’Università di Bologna che lo sta digitalizzando e ha fatto già una bella mostra”.
Una memoria messa in ombra da una milanese doc come la Vanoni...
“Ma no, si conoscevano bene, dire amiche è troppo ma avevano un rapporto cordiale, si apprezzavano...c’è spazio per entrambe in una città come Milano. Mia madre è stata una capofamiglia, molto seria in tutta la sua vita, un bell’esempio al femminile, per le giovani donne di oggi”.
Il rapporto con lei?
“Di complicità, condivisione. Ho vissuto con mia nonna a Torino e poi a Milano, in via Serbelloni, per completare il liceo e l’Università. Siamo sempre stati una famiglia al femminile, quando mia madre rientrava dai tour era una gran festa, così pure a Natale e Pasqua. In casa era ordinatissima”.
Un'altra immagine di Milva insieme alla figlia Silvia Corgnati
Dischi, concerti e collaborazioni d’autore con personaggi di primo piano, da Giorgio Strehler ad Astor Piazzolla, Enzo Jannacci, Franco Battiato, Mikis Theodorakis, Vangelis che ha preso l’Oscar per Blade Runner...Milva ha fatto un gran lavoro.
“Ed è la terza sottolineatura. Presentiamo con il regista Walter Mramor una Milva anziana protagonista de La variante di Lüneburg, tratta dall’omonimo romanzo di Paolo Maurensig, toccante. Uno dei momenti più alti della carriera di mia madre? Senz’altro con Astor Piazzolla e il leggendario spettacolo El Tango, nel teatro di Peter Brook. Faremo vedere spezzoni dello spettacolo del 1984”.
Un consiglio che darebbe oggi sua madre ai giovani?
“Il talento non basta, va coltivato. Milva non mollava, si impegnava sempre. Ha fatto 167 dischi in sedici lingue diverse”.
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