menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Marco Balzano, il BookCity che verrà: “Meno eventi e più inclusione”

5 0
04.03.2026

Marco Balzano, poeta, scrittore, finalista al Premio Strega nel 2018 con “Resto qui“

Per approfondire:

Articolo: La città di Paolo Lucchetta: “Le librerie come piazze per un futuro più umano”Articolo: Librerie indipendenti. Un albo e agevolazioni: "Riconosciamo il valore"

Milano – “Mi è stato chiesto di fare la mia parte, ne sono felice. Sono tempi in cui, quando si può, e se si avverte la forza, la capacità, si deve dare un contributo per costruire insieme qualcosa”. Marco Balzano, non ha certo bisogno di presentazioni. Scrittore e poeta, autore, fra gli altri, del bellissimo libro “Resto qui“, finalista al Premio Strega nel 2018, storia tornata a vivere con uno spettacolo teatrale da ieri al Piccolo Teatro (“Molto apprezzato”, dice). È lui il nuovo curatore del programma della quindicesima edizione di BookCity che si svolgerà dal 23 al 29 novembre. Una nomina che “apre una nuova fase per BookCity”, dicono con una nota i promotori.

Marco Balzano, poeta, scrittore, finalista al Premio Strega nel 2018 con “Resto qui“

Balzano, come sarà questa nuova fase? Novembre è dietro l’angolo...

“Beh, non proprio, abbiamo ancora un pochino di tempo. BookCity è il festival di una delle città più importanti d’Italia, capitale dell’editoria, è una macchina complessa che bisogna imparare a guidare. Ed è quello che sto facendo. In linea generale, la mia idea è ridurre il numero degli eventi, alzare il livello di cura, di qualità. La seconda cosa a cui tengo è creare un festival inclusivo a livello territoriale, con una dialettica diversa fra centro e periferia; non basta portare i grandi nomi ma costruire un dialogo continuo, partendo dai libri. Dobbiamo parlare dell’oggi, delle questioni più spinose, l’arte e la letteratura servono a questo, a favorire un nuovo modo di fruire degli eventi, senza calarli dall’alto, con il coinvolgimento di chi vive nelle periferie”.

Come si sta organizzando?

“Ho aperto ieri un tavolo di confronto, desidero poter ascoltare librai indipendenti, librai di catena, docenti universitari, le scuole e gli editori. Voglio che chi ha riconosciuto delle criticità mi dia delle risposte su cosa desidera da BookCity. Ma naturalmente terremo tutte le cose buone. Gli scrittori si possono coinvolgere in molti modi, anche con le colazioni d’autore al Lorenteggio, ci sono svariati modi di mettersi in gioco”.

Quale sarà il tema della prossima edizione?

“(Sorride). Siamo avanti nelle decisioni ma non le dico nemmeno mezza parola”.

Sono tempi di guerra, quale può essere il ruolo dell’arte, della letteratura?

“Sorvegliare, presidiare il presente, fare da sentinella per ricordare e salvaguardare i nostri diritti che ogni volta rischiamo di perdere”.

Siamo fragili, questa Europa pare senza voce...

“Quando ci si scopre fragili forse ci si è creduti ingenuamente forti. Sì soffiano dei venti politici e di guerra piuttosto pericolosi, l’arte quando parla del presente lo fa per illuminarlo con una luce diversa. Oggi, ancora più di ieri, è il momento di mettersi in gioco, metterci la faccia, la voce, il corpo o la propria penna”.

Le piace Milano?

“Non saprei vivere altrove. È una città che restituisce il presente, se qualcosa accade, passa di qui, qui lo avverti, lo respiri”.

Rischia di diventare sempre più esclusiva?

“C’è questo rischio. Sicuramente si poteva prestare più attenzione alle periferie ma al netto di questi problemi Milano resta una città capace di accogliere, dai migranti agli eventi patinati dello sport”.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

EventiLibriIntervistaTeatro


© Il Giorno