Occupazione al Tenca, sei ragazzi sospesi (solo dalle lezioni). Il preside duro: “Segnale anche agli adulti”
Il preside del Tenca Mauro Zeni
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SeguiciMilano, 3 aprile 2026 – “Occupare è un reato. Bisogna assumersene la responsabilità”. Lo dice - provvedimenti disciplinari alla mano - Mauro Agostino Donato Zeni, preside del liceo Tenca, ai Bastioni di Porta Volta: sei le sospensioni (dalle lezioni, non da scuola) e una settima posizione al vaglio del consiglio di classe. “Il messaggio è indirizzato anche a quella parte del mondo adulto che incoraggia queste azioni e manda gli studenti ad assumersi delle enormi responsabilità con una narrazione mitizzante e gloriosa – sottolinea Zeni –, mentre non c’è nulla di glorioso, di nobile e di giusto nell’usare la forza e la violenza contro i propri compagni di scuola e contro i propri professori. Le occupazioni scolastiche sono sempre state delle schifezze ed è ora di cominciare e dirlo chiaramente”.
Minoranza rumorosa
Il blitz al Tenca risale al 25 febbraio. “Un gruppo di una cinquantina di studenti ha occupato la scuola, impedendo gli ingressi, ponendo catenacci ai cancelli e alle porte, creando barricate di banchi e sedie all’interno dell’edificio scolastico e creando situazioni di serio rischio per l’incolumità e la sicurezza delle persone”, ricostruisce il dirigente scolastico in una lettera inviata all’intera comunità scolastica al termine dell’occupazione, il 27 febbraio: “Nel corso della prima mattinata sono stati presenti a scuola circa 200-250 studenti (su un totale di 1.400!). Al pomeriggio il numero di studenti occupanti si è ridotto a circa 40-50 presenze. Alla sera sono stati presenti circa 70-80 studenti. Questa situazione si è sostanzialmente ripetuta nelle giornate seguenti del 26 e del 27 febbraio. Riassumendo: oltre 1.100 studenti per tre giorni hanno visto negato, contro la propria volontà, il proprio diritto a frequentare regolarmente la scuola e le lezion i”.
Così “pur riconoscendo e apprezzando l’attenzione mostrata dagli studenti occupanti a non innalzare ulteriormente i toni e a limitare il rischio di danni alle attrezzature scolastiche e nell’aiutare a riordinare i locali al termine dell’occupazione” il preside aveva da subito condannato l’occupazione, chiamandola “atto di bullismo politico” e di “squadrismo” e aveva deciso di procedere per vie disciplinari. Due i giorni di sospensione per sei ragazzi identificati. “Saranno allontanati dalle lezioni, non da scuola – precisa il dirigente –: dovranno far ricerca su alcune tracce stabilite dai diversi consigli di classe, riflettendo sul senso di responsabilità”.
Un'immagine della manifestazione degli studenti
La replica
Nel frattempo altri settanta studenti del Tenca si sono autodenunciati dopo avere diramato la loro ricostruzione dei fatti e una lettera intitolata “Responsabilità collettiva e nota di protesta riguardo ai provvedimenti disciplinari”. “Quanto avvenuto nei giorni del 25, 26 e 27 febbraio è consistito in un’azione collettiva, partecipata dalla stragrande maggioranza della componente studentesca, una mobilitazione pacifica, consapevole e responsabile posta in essere dagli studenti per riflettere su tematiche importanti nella vita di ogni cittadino, per manifestare il proprio pensiero critico senza rinunciare al rispetto per il bene comune – scrivono –: non si sono verificati danni alla struttura, non ci sono stati incidenti e la scuola è stata riconsegnata alla collettività in condizioni di pulizia impeccabili. Riteniamo ingiusto che la Presidenza abbia scelto di punire sei studenti che per noi non sono altro che “capri espiatori””.
Puntano il dito sulla mancanza di confronto: “Continuiamo a sentire che gli studenti di oggi sono privi di iniziativa, interessi e di voglia di fare, ci sembra mortificante che quando dimostriamo di non essere personalità passive e succubi, ma attestiamo che sappiamo animarci, interessarci, farci coinvolgere e muovere da curiosità, sempre rispettando la nostra scuola, i suoi spazi, i suoi organi e le persone che la frequentano, veniamo sanzionati e stigmatizzati”. In 600 dicono di avere partecipato all’occupazione e in settanta hanno scelto così di autodenunciarsi. “Non saranno oggetto di altri provvedimenti disciplinari, ma saranno affidati ai consigli di classe che in autonomia ne terranno conto in sede di scrutinio finale – chiude il preside –. Apprezzo il segnale di solidarietà ma un segnale va dato”.
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