Festa a San Siro, l’arcivescovo Delpini incontra 45mila cresimandi: “La gioia non è in vendita”
L'arcivescovo Mario Delpini a San Siro (Ansa/Andrea Fasani)
Per approfondire:
Articolo: La Messa del vescovo tra i sinti: “Siate fedeli nonostante i guai. E guadagnate in modo onesto”Articolo: San Siro e la cerimonia dei Giochi: dai fuoriclasse ai Papi, lo strano destino dello stadio ormai 99enne quasi al canto del cignoMilano, 30 marzo 2026 – Quarantacinquemila ragazzini - la maggior parte di quinta elementare - genitori, educatori padrini e madrine colorano gli spalti dello stadio di San Siro. Al centro ci sono più di 800 adolescenti-figuranti che imbandiscono la tavola della festa.
Da 43 anni si ripete il tradizionale incontro dell’arcivescovo con i cresimandi della diocesi di Milano: dal 1983 si sono passati il testimone quattro arcivescovi e pure due Pontefici, Papa Benedetto XVI ha partecipato alla festa dei cresimandi al Meazza nel 2012 e Papa Francesco nel 2017.
L’arcivescovo
“L’immagine che abbiamo usato per preparare questo momento è stata quella della tavola - spiega a margine, prima del “fischio d’inizio”, l’arcivescovo Mario Delpini -, preparare la tavola dove ci si possa sedere insieme, fare festa, conoscersi, condividere il bene che il Signore ci dà fino a condividere l’Eucaristia. La cresima, la festa che ci raduna intorno alla tavola, è un modo con cui si dice noi continuiamo a credere, ad operare perché sia bello sedersi insieme attorno a una mensa, costruire amicizie, condividere la gioia”. Si entra poi nel vivo, con il giro a bordo campo dell’arcivescovo, canti e coreografie.
I cresimandi 2026 incontrano monsignor Mario Delpini (Ansa/Andrea Fasani)
La domanda
La riflessione comincia da una domanda, letta da un genitore: “A volte, come Maria, ci accorgiamo che nella vita dei nostri figli manca qualcosa: la gioia, la fiducia, la voglia di credere. Vorremmo aiutarli, senza sostituirci a loro. Eccellenza, come possiamo educare i nostri figli ad ascoltare Gesù e a fidarsi di Lui, perché non manchi nella loro vita la gioia vera?”.
La risposta
L’arcivescovo Mario Delpini parte da qui: “Siate lieti. Io sono andato da un mercante e gli ho chiesto: ‘Vendimi un po’ di gioia per i figli dei genitori che incontrerò a San Siro’. Il mercante voleva vendermi tutto il negozio: per dare gioia ci vogliono i dolci e ci vogliono le patatine, ci vogliono i giochi e i cagnolini. Ho capito che la gioia non era in vendita”.
“Sono andato da un esperto di tutte le scienze e le conoscenze e gli ho chiesto: ‘Insegnami un po’ di gioia per i figli dei genitori che incontrerò San Siro’. L’esperto di ogni scienza e conoscenza mi ha consegnato tre volumi alti così e mi ha detto di imparare bene la teoria e di seguire bene le istruzioni”, aggiunge Delpini.
Spalti gremiti a San Siro (Ansa/Andrea Fasani)
La gioia non si compra
“Sono andato poi da un santo e gli ho chiesto: ‘Dimmi, sant’uomo, che cosa posso dire ai genitori che incontrerò a San Siro: vorrebbero assicurare la gioia a loro figli’. Il santo mi ha detto: la gioia non si può dare, si può solo irradiare; la fede non si può dare, si può solo testimoniare. Ho capito perciò che non ho risposte, ma vi prego: siate lieti, siate sempre lieti nel Signore. I vostri figli vi ascoltano, non hanno bisogno delle vostre prediche ma della vostra testimonianza. Se sentono che continuate a lamentarvi come potranno sperare nella gioia? Siate pieni di gioia e la gioia riempirà la vostra casa”. Da San Siro scatta un applauso scrosciante.
Poi, alla domanda di un preadolescente, l’arcivescovo racconta la storia “dell’albero sciocco” che “insegna a tutti coloro che vogliono essere saggi che ci sono due parole da non dimenticare: dimorare e servire. Stare con Gesù ed essere pronti a servire, servire a tavola, servire in chiesa, servire a scuola”.
L’ultima domanda è posta da una catechista: “E quando sembra che manchi l’entusiasmo, la gioia, la passione?”. L’arcivescovo risponde invitando a “insegnare a pregare” e racconta di un ulivo bagnato troppo: “La pianticella non deve essere affogata da troppe parole e da troppe iniziative. Si deve piuttosto cercare il modo di esporla al sole”.
Lo spettacolare colpo d'occhio (Ansa/Andrea Fasani)
Solidarietà per sport
Al termine della cerimonia scende in campo la solidarietà: la raccolta fondi quest’anno guarda alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi che si sono appena concluse. Le offerte serviranno a sostenere progetti sportivi nella Diocesi di Pucallpa, in Perù, a cura dell’associazione “Csi per il mondo”.
“Lo sport - spiegano dietro le quinte - segno di gioia e di festa per tutti, nei Paesi più poveri del mondo, dove non potrebbe essere praticato senza un sostegno concreto, diventa occasione di resilienza e rinascita per le giovani generazioni”, da San Siro al mondo.
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