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Crans-Montana, la Statale in corsia: “Esperienza emotivamente difficile. Ci ricorda perché diventare medici”

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Medici e specializzandi di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica della Statale

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"È stata senza dubbio un’esperienza difficile, ma ci ha ricordato il valore del lavoro di squadra, della dedizione quotidiana e della responsabilità. E soprattutto ci ha ricordato perché abbiamo scelto di diventare medici". Chiara, Alessandro, Sofia, Davide, Pietro, Francesco e Vito sono specializzandi di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica dell’università Statale di Milano. Da oltre due mesi e mezzo – con i loro professori – stanno vivendo in prima linea la tragedia di Crans-Montana, al Niguarda, per assistere i feriti.

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"Dal punto di vista umano, l’impatto è stato forte – confessano –. Molti dei pazienti che abbiamo incontrato sono ragazzi giovani, e prendersi cura di loro significa confrontarsi quotidianamente non solo con la complessità clinica delle ustioni, ma anche con la fragilità, la paura e la speranza che accompagnano un trauma così importante. Questo ha reso il nostro lavoro ancora più significativo ed emotivamente impegnativo. In quelle settimane molti di noi hanno scelto di rimanere in ospedale, rinunciando a giorni di ferie o a momenti di pausa, per garantire continuità nell’assistenza e sostenere il lavoro del reparto". È stato “naturale“ per loro: "Quando si fa parte di una squadra e ci si trova di fronte a un’emergenza reale è così".

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Il magazine dell’università LaStataleNews ha raccolto le loro testimonianze per creare un racconto corale, ricordare il ruolo anche degli specializzandi e ringraziare chi si sta impegnando, senza sosta, sui diversi fronti. Dal Niguarda al Policlinico. Qui, Giacomo Grasselli, docente del dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti della Statale e direttore dell’Emergenza Urgenza del Policlinico, si è occupato di uno dei ragazzi ustionati, che era arrivato il 12 gennaio.

"Durante il ricovero nella nostra terapia intensiva le sue condizioni, inizialmente davvero gravissime, sono fortunatamente migliorate e siamo riusciti a sospendere il supporto respiratorio extracorporeo (Ecmo) dopo circa due settimane – spiega Grasselli –. La gestione di un paziente così complesso è il frutto di un lavoro di team, nel quale sono coinvolte diverse figure professionali: oltre ai medici anestesisti-rianimatori, partecipano alla cura infermieri, fisioterapisti, psicologi e neuropsichiatri infantili, perfusionisti, chirurghi, infettivologi e ovviamente i nostri specializzandi che, insieme agli infermieri, sono costantemente al letto del malato".

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"Credo che momenti come quelli vissuti riportino l’attenzione sulla figura dello specializzando – sottolinea dal Niaguarda Giorgio Pajardi, docente del dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità e direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica –. Professionisti laureati dopo almeno sei anni di studio e impegno nei reparti che meritano di essere valorizzati". Di qui la proposta: "Regione Lombardia, che è sempre al primo posto per coordinare al meglio questa delicata fase di transizione tra “studenti” e “professionisti”, potrebbe formulare un progetto pilota per l’Italia. Sul piano umano, i nostri specializzandi sono ragazzi e ragazze meravigliosi che ci mettono il cuore, spesso sacrificando anche la propria salute e lavorando in condizioni di grande stress".

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