Beatrice, arbitra di scacchi a 18 anni: “Ho imparato a studiare con re, regina e pedoni. Così si allena la mente”
A sinistra la stretta di mano tra le squadre universitarie (Fasani)
Per approfondire:
Articolo: Raul Montanari tra libri e scacchi: "La narrativa è dissenso dal mondo. Ragazzi, leggete: vi capirete meglio"Articolo: Scacchi, il campione assoluto italiano è Luca Moroni: Desio festeggia il suo fuoriclasseMilano – “Ho imparato a studiare grazie agli scacchi: allenano la mente, ti aiutano a trovare una strategia. Oggi arbitro per la prima volta il Campionato universitario”. Beatrice Calderari, 18 anni, originaria della provincia di Varese, è l’arbitra di scacchi più giovane d’Italia: è un passo dalla maturità al liceo delle Scienze umane e ieri ha supervisionato il Campionato organizzato dall’università di Milano-Bicocca (che aveva conquistato il titolo l’anno scorso a Bologna) col patrocinio della Federazione Scacchistica Italiana.
Nella galleria dell’U6 si sono sfidate venti squadre, composte da studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. Dopo sette ore e sette turni (10 minuti a giocatore più cinque secondi di recupero a ogni mossa) l’università di Padova è stata premiata dal presidente della Fsi Luigi Maggi. Seconda classificata Bocconi, terza Bicocca. Tra gli sfidanti anche scacchisti italiani conosciuti, come Mattia Pegno (di Bicocca), Massimiliano Botta, Nicolò Pasini e Kamila Rubinshtein (del Politecnico) e il professore della Statale Franco Trabattoni.
Prima esperienza di arbitraggio con gli studenti universitari? Com’è andata?
“Benissimo! Sono molto più educati dei giocatori più piccoli con cui sono abituata nei tornei amichevoli (sorride, ndr). È bello vedere così tanti giocatori da tante parti d’Italia e di questo livello”.
Come e quando è nata la tua passione per gli scacchi?
“Da giocatrice, all’inizio della terza media. Mi stavo annoiando e mi sono detta: “Perché non proviamo a giocare a scacchi?“. Poi mi sono appassionata e, con la mia famiglia, ci siamo iscritti al circolo di Cocquio-Trevisago”.
E com’è nata l’idea di arbitrare?
“Quasi per caso. In alcuni tornei, quando non me la sentivo di giocare perché non stavo molto bene e mancava la concentrazione, ho cominciato a segnare punti e, più in generale, a gestire il torneo. Pensavo di sforzare meno il cervello in quel ruolo, mi dicevo: “Sto lì, controllo e basta“. Ho scoperto che non è affatto così. È un mondo molto più vario e appassionante rispetto a quello che può sembrare, quindi ho provato a dargli una possibilità e mi è piaciuto, mi trovo molto bene”.
La stretta di mano tra le squadre universitarie
Quanto può durare una partita?
“In questo caso durano in media 30-40 minuti. In base alle mosse può servire più tempo o meno tempo”.
È dovuta intervenire per qualcosa?
“Sì, per alcune mosse illegali e alcuni problemi con l’orologio. Per esempio, quando c’è un pezzo inchiodato, ovvero che non può muoversi perché dietro c’è magari il re, ma viene mosso lo stesso, lasciando il re scoperto allo scacco. Ecco, quella è una mossa illegale: l’ho vista già tre volte questa mattina”.
Cosa ti piace di più del ruolo di arbitro?
“Supervisionare tutti e sapere molte cose che magari da giocatore non sapevo, come i regolamenti a un livello molto preciso, perché al giocatore insegni come giocare, come ci si deve comportare, non le modalità specifiche. Quelle sono cose che devono sapere gli arbitri per gestire il torneo”.
Come si ci prepara?
“Ho dovuto frequentare un corso e superare prima un esame scritto e poi un orale”.
Le scuole, a partire dalle primarie, stanno riscoprendo gli scacchi per allenare la logica e non solo. Cosa ne pensi?
“Io credo sia molto utile, perché è uno sforzo che allena e ti apre la mente, ti insegna a ragionare. Quindi, secondo me, dovrebbero, non dico inserirli tra le materie scolastiche, ma permettere alle scuole e in generale alle diverse istituzioni di insegnare a giocare a scacchi. Dai più piccoli fino all’università e oltre: anche gli anziani dovrebbero giocare di più, perché aiuta a continuare a ragionare, a trovare strategie, tattiche”.
Ti aiuteranno gli scacchi anche alla maturità?
“Assolutamente sì. Io ho imparato a studiare studiando gli scacchi, sono stati sicuramente d’aiuto per trovare un metodo di studio e imparare a gestire il tempo”.
Cosa farai dopo la maturità?
“Medicina: proverò il semestre-filtro a Varese. Mi vedo medico e al tempo stesso arbitro. Anche all’Insubria ci sono due insegnanti - mi sembra di Radiologia - che sono scacchisti di alto livello”.
La tua mossa preferita?
“Per me è bellissimo vedere l’en passant. Una cattura del pedone, speciale e rara”.
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