Barbara Bouchet: “Lasciai il cinema a 39 anni, l’icona sexy era una gabbia. Cerco l’amore ma non è facile alla mia età”
Barbara Bouchet, 82 anni, si prepara a una nuova carriera impegnata: “Ci sono arrivata un po’ tardi, ma è quello che volevo”
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SeguiciMilano – “L’ho trovato: eccolo qui il ruolo della vita. E adesso non mi fermo: ho dimostrato che posso farcela, sono pronta per altre parti importanti”. Barbara Bouchet risponde con voce squillante. Mercoledì accompagnerà Finale: Allegro all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano con la regista Emanuela Piovano.
Protagonista in un film drammatico che parla d’amore, di morte, di vita. Una svolta?
“Sì, che attendevo da tanto. Io ho lasciato il cinema a 39 anni. Mi dicevo: “Non aspetto che mi dicano che sono troppo vecchia per questi ruoli“. Non li rinnego, ma volevo andare avanti. Per 20 anni sono stata assente e poi sono rientrata con piccoli ruoli per fare capire anche agli addetti del cinema che posso interpretare donne di una certa età, che non sono più il simbolo del sesso. Era una gabbia per me, ho faticato tanto per uscirne. Finalmente ci sono riuscita: è la mia svolta da protagonista”.
Barbara Bouchet in Finale allegro
Karina è una donna con alle spalle successo e amori difficili. Come Barbara?
“La vita è un roller coaster, come si dice, un ottovolante: un su e giù per tutti, credo”.
Saliamo su queste montagne russe: qual è stato il periodo più bello? E il più duro?
“Ho lasciato Hollywood dopo un periodo difficile, sono inciampata in una persona che ha detto che mi distruggerà... roba da “MeToo“. Io ho detto no, lascio il cinema, lascio l’America e sono venuta in Italia, dove ho ricominciato da capo. Piano piano mi sono fatta la mia carriera, è andata bene. E se devo indicare il periodo più bello penso alla famiglia. Sono una mamma fiera: ho due figli meravigliosi, di successo, bravi, buoni”.
Ho lasciato Hollywood dopo un periodo difficile, sono inciampata in una persona che ha detto che mi distruggerà... roba da MeToo
Bravi anche in cucina.
“Sicuramente più di me: la mia la possono anche murare e mio figlio (lo chef Alessandro Borghese, ndr) lo sa bene”.
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Ha rimpianti?
“Non servono: bisogna guardare avanti, mai indietro”.
Di cosa va più orgogliosa?
“Ho affrontato sempre tutto da sola: ero al comando quando andavo “giù“ e dovevo risalire”.
Gli amori più intensi?
“Il periodo giovanile non lo ritengo intenso, è un percorso che fai. Poi c’è stato il matrimonio, il divorzio. La vita va avanti”.
È innamorata oggi Barbara Bouchet?
“Oggi è più complicato, non cerco l’amore della gioventù, ma una persona con la quale condividere le uscite al cinema, al teatro, un viaggetto. Niente che ti crei problemi. E non è facile alla mia età trovare questo tipo di persona. Anche perché hanno sempre questa idea di avere un trofeo, anche se è un trofeo vecchio (sorride)”.
L’altra faccia della medaglia del successo?
“È così. Sempre un trofeo resti. E l’altro problema dell’essere famosa è che non riesco a uscire di casa con le mie nipotine. Non solo perché non vivo a Milano, ma perché giustamente mio figlio e mia nuora non vogliono che le bambine vengano fotografate e coinvolte. È lo scotto che devo pagare”.
L’hanno già vista al cinema?
“Non ancora. Son piccoline, però hanno visto la nonna nella fiction Fragili. Ma non è poi così tanto strano per loro, col papà che domina la tivù”.
In “Finale: Allegro“ si affronta anche il tema dell’eutanasia: lei cosa ne pensa?
“Io sono contro l’accanimento terapeutico: perché per farmi vivere altri anni o mesi mi devi fare vivere male? Non voglio, non c’è ragione per prolungare una vita che è in sofferenza”.
Barbara Bouchet
Lei ha paura della morte?
“No, se vado dall’altra parte ho una marea di persone che mi aspettano”.
Ma non finisce qui, anche con il cinema.
“Assolutamente no, sono pronta ad altri ruoli. Con la regista Emanuela Piovano c’è stata sintonia da subito, mi ha lasciato fare, mi sono trovata benissimo. Adesso è un bel momento per me, a Bari, al BIF&ST, ho ricevuto complimenti a go go e il premio come migliore interpretazione femminile. Adesso accompagno questo film nelle sale e aspetto. Vediamo cosa mi porterà. Mi piacerebbe un ruolo da cattivissima: mi stuzzica. Oppure un altro ruolo drammatico”.
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Perché?
“La commedia non ti dà tanta soddisfazione come attrice. Perché gli altri la vedono ancora come una cosa di serie B: tanto ha una bella faccia, un bel corpo”.
Ma è difficilissimo far ridere e sorridere oggi...
“Eh sì. È quello che dico sempre, però continua a non essere molto apprezzato. E infatti il premio l’ho vinto con un film drammatico. Ma ho dovuto aspettare “Finale: Allegro“ per fare capire che posso interpretare questi ruoli: è quello che volevo fare e ci sono riuscita, un po’ tardi, forse. Ma basta continuare”.
Più che un ’finale allegro’ è un’allegra continuazione.
“Sarà così. Lo dedico a me stessa, alla mia forza di volontà”.
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