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All’Arlecchino sbarca “La valle di pietra”, sognata da Olmi e scoperta da Maurizio Zaccaro

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01.04.2026

Maurizio Zaccaro

Per approfondire:

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Milano, 1 aprile 2026 – Salvò “La valle di pietra” scovandola tra la Romagna e la Toscana: il regista Maurizio Zaccaro la ritroverà questa sera al cinema Arlecchino, grazie al restauro in 2K del film, realizzato a partire da una copia positiva in 35 millimetri conservata nell’archivio storico di Cineteca Milano.

“L’unica pellicola esistente reperibile si trova alla Cineteca Nazionale, a Roma, ma è difficilmente accessibile proprio perché è unica – spiega –. Ora grazie alla Cineteca di Milano si potrà rivedere questo film, molto particolare, in costume, tratto da una novella dello scrittore austriaco Adalbert Stifter, che equivale al nostro Manzoni”.

Una scena del film “La valle di pietra“ oggi all’Arlecchino

Da quando non lo vede?

“Da una ventina d’anni. L’ultima volta venne proiettato al Festival di Trento, con Maurizio Nichetti come direttore artistico. Da quel giorno non l’ho più visto. Il direttore di Cineteca mi voleva invitare a cena durante la proiezione, ma non vedo l’ora di rivedermelo in sala”.

Com’è iniziato tutto?

“Dall’idea di Ermanno Olmi. Mi mostrò “La pietra calcarea“, la novella ripubblicata da Sellerio, e mi disse: “Farei più che volentieri questo film, ma per me è difficoltoso, sono diventati ambienti ostili ormai“. Faceva fatica a camminare. Io avevo già fatto il mio primo film negli Stati Uniti, Dove comincia la notte, che era andato benissimo, così convinse Cecchi Gori a produrre La valle di pietra, che difese a spada tratta”.

E che affidò a lei.

“L’abbiamo scritto insieme, è stata un’esperienza importante dal punto di vista formativo, poi non venne sul set: “Vedi di fare un buon lavoro“, mi disse. E fu contentissimo, alla fine, perché il film aveva rischiato di saltar per aria perché non riuscivamo a trovare il terzo protagonista assoluto: l’ambiente. Lo cercavamo in Boemia, ma durante il sopralluogo ci siamo trovati boschi e laghetti”.

Come avete scoperto, quindi, la vostra “Valle di pietra“?

“Grazie a un suggerimento di un grande scenografo, Carlo Simi, che era venuto con me negli Stati Uniti e che con Sergio Leone fece la trilogia del dollaro. Lui trovò il deserto in Umbria, mi consigliò di cercare là intorno. Cecchi Gori nel frattempo mi chiese di andare a Roma: “Se non si trova dove girare il film non si fa più nulla“. Presi la macchina e invece dell’autostrada del Sole mi infilai nella A15. C’era la nebbia, mi fermai in un alberghetto al confine tra Romagna e Toscana. Quando mi svegliai mi trovai davanti il set: colline brulle, una vera valle di pietra. Chiamai Cecchi Gori e Roberto Cicutto: “Io non mi muovo da qui, venite voi“. Anche Olmi si fece accompagnare lì: “Che fortuna che hai!“. Abbiamo trovato l’ambiente e ottimi compagni di viaggio come Charles Dance: approdò in questo mondo sperduto dopo Alien 3”.

Che significato ha avuto questo film per la sua carriera?

“Per me è stato “la scelta“, titolo che ho scelto per il mio libro. Perché a un certo punto, sull’onda del successo di Dove comincia la notte, De Laurentiis mi propose un altro giallo e 24 ore dopo mi chiamò Olmi. Tornare negli Usa o fare questo film? Non ebbi alcun dubbio”.

Si è mai pentito?

“Mai. Il film non ebbe poi purtroppo il riscontro che aspettavamo. Ma fu importante, anche perché è stato fatto completamente in amicizia. Il budget non bastava, io, Cicutto e Olmi abbiamo messo le nostre quote a disposizione del film, per amore del progetto. Poi, ovvio, ho fatto anche televisione, perché se no come vivi? Ma mai avuto dubbi su questa scelta”.

Oggi porterà nella “sua“ Milano anche il libro Bellissima dea. Storia di Clara Calamai.

“Sono nato al Giambellino. Ho studiato alla Civica Scuola di Cinema tra il ’74 e il ’77. E lì ricordo la proiezione di Ossessione. Non conoscevo Calamai, lasciò traccia col suo personaggio. Un giorno un mio amico arrivò a Rimini, dove abito, e mi chiese di andare a vedere la tomba di Fellini, con ’La grande prua’ di Arnaldo Pomodoro. E l’occhio mi cadde su una stele: Clara Calamai 1909-1998. Cosa ci fa qui? Ho cominciato a indagare...”.

Tornerà a girare Milano?

“Ci sono appena stato per un sopralluogo, qualcosa mi frulla per la testa! Anche se ho visto una parte del mio Giambellino presa a pugni per la costruzione della nuova metropolitana. Un po’ doloroso, ma Milano resta una radice importante. E, in fondo, anche Il posto di Olmi è girato in un centro di Milano sventrato dai cantieri. Chissà!”.

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