“Qui comando io, non Zack”. La legge di Cinturrino a Rogoredo tra pestaggi, estorsioni e arresti illegali
Zack Mansouri e Carmelo Cinturrino
Per approfondire:
Articolo: “O ti arresto o ti ammazzo”, Cinturrino e le minacce a Zack: perché è accusato di omicidio premeditatoArticolo: Cinturrino e il pusher ucciso a Rogoredo, ora l’accusa è di omicidio premeditatoArticolo: Il testimone oculare, il Dna del pusher (che non c’è) e la valigetta: tutti gli elementi contro il poliziotto Carmelo CinturrinoMilano, 17 marzo 2026 – Carmelo Cinturrino ha dichiarato prima di aver sparato “per paura” e poi di aver esploso da circa 30 metri quell’unico colpo letale con la sua pistola d’ordinanza per intimorire Abderrahim Mansouri e non per ucciderlo.
Il quadro che emerge dalle indagini di Procura e Squadra mobile tratteggia tutt’altro scenario, decisamente più grave per lo sbirro recordman di arresti che tutti chiamavano “Luca”: per i pm, l’ormai ex assistente capo del commissariato Mecenate ha agito con premeditazione.
Approfondisci:
L’inchiesta su Cinturrino si allarga: 10 casi sospetti di pestaggi e taglieggiamenti. L’ex agente in carcere li nega: “Vendetta degli spacciatori”
Lo dimostrerebbero le minacce che il quarantunenne avrebbe rivolto più volte al ventottenne marocchino, membro della famiglia che da tempo detta legge sullo spaccio di droga nell’area che ruota attorno all’ex boschetto di Rogoredo. “O ti arresto o ti ammazzo”, avrebbe detto una volta al presunto capo dei “cavallini” che smerciano dosi a basso prezzo al confine tra Milano e San Donato Milanese.
Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso da Carmelo Cinturrino
In altre occasioni, avrebbe usato il trentottenne P.V. per veicolare lo stesso messaggio con frasi come: “Dì a Zack che se lo becco io lo uccido”, “Mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo” e “Ricorda a Zack che lo ammazzo”.
Una lunga lista di accuse
Nella richiesta di incidente probatorio inviata ieri al gip dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, a Cinturrino vengono contestati anche i reati di concussione, arresto illegale, spaccio di droga, calunnia, estorsione, depistaggio e falso ideologico per una trentina di episodi contestati, nonché per aver sequestrato un pusher in una stanza di via Quintiliano e averlo pestato insieme a un collega qualche mese fa.
Carmelo Cinturrino in ambulanza la sera del uccisione di Abderrahim Mansouri
Le testimonianze
Nelle intenzioni degli inquirenti, le nuove accuse, ricavate dai verbali di otto tra spacciatori e frequentatori abituali del boschetto, dovranno essere cristallizzate con la formula dell’incidente probatorio: “L’assunzione delle testimonianze appare rilevante per la decisione dibattimentale, atteso che dalle stesse potrebbero ricavarsi elementi fondamentali per l’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio”, si legge nel provvedimento.
Ventidue pagine che sintetizzano il cosiddetto “metodo Cinturrino”: le violenze contro gli spacciatori per costringerli a consegnare droga e soldi, i verbali volutamente inesatti per giustificare le manette e il martello – che gli è valso il soprannome di “Thor” – utilizzato anche per colpire il disabile in carrozzina Vasile Puscas, trentunne moldavo deceduto per altre cause lo scorso 2 gennaio.
Un “metodo” sintetizzato al meglio, almeno agli occhi di chi sta indagando sul caso, dalle sette parole che il poliziotto avrebbe rivolto al ventottenne italiano P.A. nel settembre scorso, dopo averlo aggredito con spray urticante alla presenza di due colleghi: “Qua comando io, non comandano i Mansouri”.
Approfondisci:
“Carmelo Cinturrino può uccidere ancora”. I colleghi del poliziotto che ha sparato allo spacciatore: “Pericoloso e violento, fa paura”
Il metodo di Thor
Ed ecco alcuni esempi del “metodo”. Stando a quanto ricostruito finora dagli investigatori guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia, nel dicembre 2025 Cinturrino avrebbe perquisito il ventinovenne marocchino A.B. nel corso di un controllo antidroga, facendosi consegnare 135 euro. Lo stesso A.B. che sarebbe stato ammanettato ingiustamente in due occasioni: la prima il 3 aprile 2025, quando l’assistente capo, in concorso con il collega più giovane Giuseppe P. (uno dei due nuovi indagati), avrebbe fatto in modo che l’uomo venisse trovato in possesso di 28 grammi di hashish; la seconda il 10 giugno 2025, quando “Thor” avrebbe replicato il medesimo schema, stavolta con 31 grammi di hashish.
Quattro giorni prima del delitto, avrebbe preso di mira il ventiduenne tunisino A.R. – già arrestato in maniera illegittima (anche secondo una sentenza del Tribunale) il 7 maggio 2024 (insieme all’altra nuova indagata Francesca D.S.) – a consegnare 800 euro.
WhatsAppFacebookXPrint
© Riproduzione riservata
Tag dell'articolo
OmicidioIndaginiSpaccioViolenzaArresto