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San Zenone al Lambro, violentò una 18enne in stazione: Harouna Sangare condannato a 12 anni

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25.02.2026

Harouna Sangare, il ventiseienne maliano arrestato per la violenza sessuale a San Zenone

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San Zenone al Lambro (Milano) – Condannato a 12 anni di reclusione e all’espulsione dal territorio italiano, una volta scontata la pena, Harouna Sangare, il 26enne del Mali accusato di aver violentato una diciottenne milanese il 30 agosto scorso a San Zenone al Lambro. È quanto stabilito ieri dal Gup di Lodi, che ha emesso la sentenza di condanna.

L’uomo, sposato e padre di due figli, che all’epoca dei fatti lavorava come aiuto cuoco in cucina in una struttura di accoglienza per migranti sempre a San Zenone al Lambro, aveva chiesto scusa e versato un risarcimento alla vittima, la quale non si è costituita parte civile. La difesa non esclude un ricorso in appello. La Procura lodigiana aveva chiesto 11 anni di reclusione, giudicando la pena inflitta proporzionata alla gravità del reato.

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I fatti si sono verificati tra sabato 30 e domenica 31 agosto dell’anno scorso, quando la diciottenne era arrivata in stazione per prendere un treno che la riportasse a casa. All’improvviso, il 26enne le si è parato davanti, trascinandola con forza in un’area verde vicino al ciglio della strada e stuprandola. La vicenda inizia poco prima delle 23: la ragazza, reduce da una serata a casa della sorella, si stava dirigendo verso la stazione di San Zenone per prendere l’ultimo treno delle 23.04 che la avrebbe riportata nella periferia nord di Milano.

In via del Bissone, nei pressi di un sottopassaggio, la ragazza si era ritrovata davanti Sangare, che le ha bloccato le braccia e l’ha trascinata sotto un albero. La macchina dei soccorsi si era attivata immediatamente: la vittima era stata accompagnata prima al Policlinico di Milano per le prime cure, e successivamente trasferita alla clinica Mangiagalli per iniziare il doloroso percorso di esami, accertamenti e supporto psicologico da parte degli specialisti del centro antiviolenza.

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Le indagini, condotte dai militari della Compagnia di San Donato Milanese e dal Nucleo investigativo di Milano, erano state rapide ed efficaci. In soli dieci giorni gli investigatori erano riusciti a chiudere il cerchio e identificare il colpevole grazie al Dna, confrontato con quello di oltre un centinaio di ospiti del centro d’accoglienza situato a poche centinaia di metri dal luogo dell’aggressione dove lavorava il 26enne.

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