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Hoepli verso la liquidazione. Botta e risposta al vetriolo sulla “proposta rifiutata”. E il preside del Parini “occupa" la libreria

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13.03.2026

Il preside del liceo Parini Massimo Nunzio Barrella

Per approfondire:

Articolo: Hoepli in liquidazione, la battaglia di Giovanni Nava: “Io continuo a lottare. I soldi? Non mi interessano”Articolo: Il De profundis della libreria Hoepli, per un secolo e mezzo pilastro della cultura milanese nata dall’intuizione di uno svizzero arrivato da ZurigoArticolo: Il tramonto di un pezzo di Milano: non potremo più dire “Ci vediamo alla Hoepli”

Milano – “È capitata un’occasione d’oro che è stata sprecata”. “No. La proposta di cessione era a scatola chiusa”. Tensioni e frecciate continuano dopo la decisione, presa dall’assemblea dei soci su proposta del Cda, di mettere in liquidazione la Hoepli, storica libreria e casa editrice milanese nata 156 anni fa. Da un lato, a spiegare la situazione c’è l’avvocata della società Laura Cavallari. Dall’altro, a dire “la sua verità“, c’è Giovanni Nava, socio al 30% di Hoepli spa che si è opposto alla liquidazione. Ma entra in scena anche la città che non resta con le mani in mano.

Ieri pomeriggio, il preside del liceo classico Parini Massimo Nunzio Barrella ha “occupato“ la libreria passando da un piano all’altro con in bella vista cartelli appiccicati addosso. Tra i messaggi: “La cultura non si liquida”, “Salviamo la Hoepli e i suoi dipendenti”.

I cartelli affissi alla vetrina della libreria Hoepli, società che ieri ha annunciato la liquidazione volontaria, Milano 11 marzo 2026. ANSA/MICHELA NANA

"Se arriveranno offerte congrue saranno prese in considerazione”

“Si farà di tutto”, per salvare dalla chiusura la storica libreria. Lo sottolinea l’avvocata della società, spiegando che “se arriveranno offerte congrue verranno prese in considerazione, stiamo lavorando tutti tantissimo ma non sarà facile, non lo è stato fino ad adesso. È capitata un’occasione d’oro che è stata sprecata”. Il riferimento è a quanto accaduto lo scorso anno quando è saltata la vendita della società a un “primario gruppo editoriale italiano”. Ma a fare saltare tutto secondo Cavallari è stato il rifiuto del socio di minoranza Giovanni Nava, il quale “ha detto pubblicamente che ha rinunciato a 10 milioni con cui avrebbe dovuto essere liquidato per salvare la libreria, ma questo è falso perché ha rifiutato una somma ben maggiore. Con quella proposta di cessione si sarebbe salvato il marchio, l’azienda e 92 dipendenti e lui ha rifiutato”. Da qui, la liquidazione, “una scelta molto sofferta ma necessaria”.

Giovanni Nava: “La proposta era scorretta e inaccettabile”

“Spiace leggere che l’avvocata di Hoepli, nel narrare del mio rifiuto – ribatte Nava – abbia trascurato di ricordare che la proposta di cessione, di pochi mesi fa, era a scatola chiusa”. Nava sostiene di non avere avuto “la possibilità di conoscere lo stato effettivo dei conti in azienda così come i contenuti della trattativa instaurata e, inaccettabilmente, senza alcuna salvaguardia dei posti di lavoro e del vincolo di continuità per l’azienda”. “Avrei dovuto altresì rinunciare ai diritti sull’immobile di via Hoepli 5 per 7 piani comprendenti la libreria, diversi uffici e una parte residenziale di grande prestigio, una volta frequentata da tutta la famiglia e attualmente occupata da uno solo dei miei cugini”, aggiunge Nava, secondo cui “la scorrettezza delle modalità e i contenuti rendevano la proposta inaccettabile”.

L’iniziativa del preside del Parini

Il preside del Parini ha scelto di occupare la Hoepli per oltre 3 ore “perché, uscito dal lavoro, la mia coscienza urlava: non si può liquidare così una libreria storica, un patrimonio che arricchisce la città dal 1870. È una fucina culturale per la circolazione delle idee. Io lancio un appello alle istituzioni: questo posto deve restare così com’è. Il rischio è di arrivare, un domani, ai mondi distopici narrati nei romanzi. Ad avere solo catene di negozi tutti uguali. Il mio è un atto di coscienza e di gratitudine”. Domani, il flash mob davanti alla libreria, promosso da dipendenti e sindacati ma aperto a tutta la città,dalle 11, per chiedere che venga evitato lo “spezzatino societario” e avviato un progetto di rilancio.

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