Costi energetici record, con la guerra pericolo rincari. L’esperto: dazi e conflitto, consumi sotto attacco
Andrea Monticini è professore di Econometria finanziaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Nel 2025 la spesa media delle famiglie lombarde per la bolletta del gas è stata di 1.416 euro. Per l’elettricità di 750 euro. La somma delle due utenze arriva a 2.166 euro, mille in più rispetto al 2018. E l’attacco Usa all’Iran fa temere nuovi rincari. Lo studio sui costi domestici è di Facile.it, che ha calcolato l’impatto sui bilanci familiari delle forniture energetiche nel mercato libero a tariffa indicizzata. Il risultato è che la media regionale è più alta di quella nazionale per entrambe le bollette. Il divario principale si registra nel gas, con una differenza di 100 euro. Como risulta la provincia con le bollette più salate: le famiglie hanno speso 1.810 euro a fronte di un consumo medio di 1.491 metri cubi. Precede Sondrio: in Valtellina il gas è costato 1.682 euro per 1.379 metri cubi. Al terzo posto c’è Varese dove le famiglie hanno speso 1.603 euro (1.309 metri cubi il consumo). Le province lombarde in cui le bollette del gas sono state più leggere sono invece Bergamo (1.456 euro per 1.181 metri cubi) e Cremona (1.487 euro per 1.208). Soltanto Milano con 949 metri cubi e un esborso di 1.190 euro si colloca al di sotto della media regionale. Anche l’analisi della bolletta elettrica penalizza Como: con un consumo annuo dichiarato di 2.667 kilowatt ora, la spesa nel 2025 è arrivata a 806 euro, 56 in più della media regionale. Tre le tre province più care compaiono separate da pochi euro di distanza Brescia (802 euro per 2.652 kilowatt) e Mantova (797 euro per 2.633 kilowatt). Al contrario le famiglie di Lodi hanno speso 680 euro, a fronte di consumi annui pari a 2.149 Kilowatt, seguite dai residenti di Lecco (724 euro per 2.329 Kilowatt) e Pavia (727 euro per 2.343 Kilowatt).
Milano, 3 marzo 2026 – “Prima i dazi, ora la guerra. I consumi sono ancora sotto attacco”. Quanto - spiega Andrea Monticini, professore di Econometria finanziaria all’Università Cattolica di Milano - “dipenderà dalla durata del conflitto”.
L’impennata dei prezzi di gas e petrolio di ieri è solo l’inizio?
"Ieri c’è stato uno shock sul mercato dell’energia. Se la guerra finisse rapidamente l’effetto sarebbe transitorio e limitato”.
Quattro o cinque settimane, come ipotizzato, che ripercussioni provocherebbero sulla nostra economia?
"Sarebbe una durata importante. L’incertezza frena i consumi e i consumi rappresentano la componente principale del Pil: già l’incertezza dei dazi era un freno, figuriamoci quella generata da una guerra”.
Guardando alle spese energetiche, i lombardi che già pagano bollette più salate della media nazionale devono temere nuovi aumenti?
"Per quanto riguarda il gas lo capiremo il prossimo inverno. Molto dipenderà da quanto proseguirà la crescita del prezzo. Siamo alla fine dell’inverno e si pone il problema del rifornimento: non è necessario stoccare tutto il gas adesso, in una fase in cui la valutazione cresce, ma se gli aumenti continuassero non si potrebbe procrastinare all’infinito”.
Chi è più a rischio nell’immediato? Famiglie o imprese?
"Entrambe, anche perché nel nostro sistema economico e produttivo nelle imprese ci sono famiglie. Inizialmente l’impatto di questo shock si avvertirà maggiormente sulle aziende più energivore. Ma in caso di nuovo aumento dei costi delle materie prime c’è il rischio di rivivere i problemi visti solo qualche anno fa”.
C’è il pericolo, quindi, di una nuova inflazione?
"È uno scenario in divenire. Molto dipende dalla durata dello stop delle navi che transitano dallo Stretto di Hormuz e che trasportano gas e materie prime. In base a questo capiremo se ci aspetta ‘soltanto’ un rallentamento del ciclo economico o una vera e propria fase di recessione».
Nell’ipotesi peggiore torneremmo indietro di tre anni?
"Immagino una risposta più pronta e immediata da parte delle Banche centrali. L’altra volta la reazione all’inflazione è arrivata in ritardo. Poi abbiamo recuperato e siamo riusciti a rallentare la spirale inflazionistica alzando i tassi”.
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