Inchiesta Hydra, pesa l’accusa: Rosalia Brasacchio si dimette dal Consiglio di Cologno Monzese
Rosalia Brasacchio in Consiglio comunale
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SeguiciCologno Monzese (Milano), 23 aprile 2026 – Solo settimana scorsa aveva annunciato il suo ritorno in consiglio comunale, dopo oltre un anno di assenza “per motivi personali”. Rosalia Brasacchio, invece, ha protocollato la sua richiesta di dimissioni dall’aula, dove sedeva tra le fila della civica Avanti con Rocchi, la lista dell’ex sindaco che aveva seguito dopo l’uscita dalla Lega.
La decisione è arrivata martedì sera dopo che l’esponente di opposizione è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Dda con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga con aggravante mafiosa e dopo la perquisizione dei carabinieri del nucleo investigativo di Milano della sua abitazione, dove convive con Giancarlo Vestiti, rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso. Lunedì, nella seduta dedicata al bilancio, entrerà in consiglio il sostituto di Brasacchio: Massimo Peraboni.
Rosalia Brasacchio sedeva tra le fila della civica Avanti
L’ira della Lega, centrosinistra più cauto
In questi giorni, diverse forze politiche hanno preso le distanze da lei e dall’ex sindaco Rocchi. “La Lega non ha mai appoggiato la sua candidatura alle Amministrative 2023 né ha mai sostenuto la civica a lui collegata. Proprio a causa di divergenze e della mancanza dei requisiti di trasparenza, la nostra sezione aveva già assunto una posizione netta in tempi non sospetti, procedendo all’espulsione dei soggetti oggi coinvolti”, commenta il direttivo della Lega colognese, che in solitaria aveva chiesto un passo indietro a Brasacchio e Rocchi.
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Nessuna richiesta di dimissioni, invece, dal centrosinistra. Solo una nota congiunta poche ore prima della lettera della compagna di Vestiti, in cui si premetteva che "la politica non può sostituirsi alla magistratura” e rimbalzava la palla alla civica, chiamata a “fare chiarezza su questa e altre vicende”.
L’attacco di Fratelli d’Italia
Nessuna richiesta di dimissioni nemmeno dalla Giunta, bacchettata da Gianfranca Tesauro (FdI). “Non possiamo ignorare che l’amministrazione abbia scelto di non costituirsi parte civile nel processo Hydra. Il sindaco ha giustificato questa decisione sostenendo che non vi fossero elementi probanti né danni - neppure d’immagine - per il Comune, mentre Città Metropolitana ha ritenuto opportuno tutelarsi. Questa disparità non può essere interpretata come semplice prudenza, ma appare come un’indifferenza preoccupante verso la trasparenza e la tutela degli interessi pubblici. Se davvero si vuole parlare di coerenza e attenzione politica, sarebbe opportuno imparare a difendere con fermezza l’integrità dell’ente e non cercare alibi o scaricare responsabilità sugli altri”.
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