In Lombardia oltre 200 i paesi senza un negozio di alimentari. Confcooperative: le botteghe vanno sostenute come servizi di interesse economico generale
Il banco di una piccola bottega di alimentari in una foto di repertorio
Per approfondire:
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200 comuni senza ‘cibo’
Sono oltre 200 i comuni lombardi senza negozi alimentari. In 47 di questi il commercio è completamente scomparso, lasciando più di 21.500 abitanti senza alcun servizio. È quanto emerge dai dati presentati oggi all’assemblea di Confcooperative Consumo e Utenza Lombardia, che ha confermato alla presidenza Marco Bordoli, classe 1958, socio della Cooperativa Lombarda di Consumo di Cernusco sul Naviglio, consigliere del Cda di Dit-Distribuzione Italiana, consigliere del Cda di Consorzio Promo 3 e presidente di Planet Farms.
Marco Bordoli , presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Lombardia
Il rieletto presidente si trova così, per un ulteriore quadriennio, alla guida dell’organismo di Confcooperative Lombardia che rappresenta 186 imprese cooperative aderenti con 51.769 soci, 759 lavoratori occupati e un volume di 569 milioni di fatturato (dal Report 2022-2025).
Servizi di Interesse Economico Generale
“Il quadro che emerge evidenzia una criticità strutturale. Regione Lombardia, con l’ultimo bando, ha dato una prima risposta importante sul tema del commercio di prossimità, ma è evidente che gli strumenti attuali non sono sufficienti. - sottolinea Bordoli - Un’alternativa è rappresentata dal riconoscimento di queste attività nell’ambito dei Servizi di Interesse Economico Generale, i Sieg, che consentirebbero di sostenerle in modo più strutturale attraverso strumenti dedicati. Esperienze come quella della Provincia autonoma di Trento dimostrano che questo modello funziona, soprattutto nelle aree interne. È una strada che su cui la Lombardia non può rimanere indietro”. I Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG) sono attività economiche che l’Unione Europea riconosce come essenziali per la collettività. Per questo, pur essendo attività che le imprese svolgono nel libero mercato, possono essere anche sostenute con risorse pubbliche nel rispetto di regole sugli aiuti di Stato diverse da quelle previste per le attività ordinarie. Infatti, a differenza del regime “de minimis” che prevede un tetto di 300mila euro in tre anni, per le imprese riconosciute come Sieg il massimale di aiuti di Stato può salire fino a 750mila euro, sempre in tre anni, proprio in considerazione del particolare valore anche sociale dell’attività svolta. Si tratta quindi di uno strumento che permette interventi più strutturali per agevolare servizi essenziali nei territori.
Centri sotto i mille abitanti
All’assemblea, dal titolo “Nei territori, nella Costituzione. Le Cooperative di Consumo e di Utenza lombarde per un’Economia Sociale di mercato”, nella sua relazione il presidente Bordoli ha evidenziato l’impegno della federazione per lo sviluppo di un’economia sociale di mercato, in coerenza con i principi costituzionali e le Raccomandazioni dell’Unione europea al fine di sensibilizzare le istituzioni nazionali, regionali e locali.
Le cooperative di consumo sono nate per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, garantendo accesso a beni essenziali anche nelle aree meno servite, mantenendo prezzi competitivi e un forte radicamento territoriale; le cooperative di utenza assicurano servizi fondamentali come l’energia, attraverso modelli locali consolidati quali le cooperative elettriche storiche dell’arco alpino e nuove esperienze legate alle comunità energetiche rinnovabili. “Intendo portare avanti questo incarico con la consapevolezza della necessità di rilanciare i negozi di prossimità e la cooperazione di consumo, uno dei pochi modelli oggi in grado di salvaguardare e sviluppare un segmento di mercato che, pur dimostrando resilienza, è sempre più esposto a dinamiche aggressive e poco coerenti con le esigenze delle comunità locali più fragili – ha rimarcato Bordoli nell’incontro a Milano a cui hanno partecipato, tra gli altri, per Regione Lombardia l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi e l’assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica Massimo Sertori -. Non siamo di fronte a un fenomeno episodico, ma a una trasformazione strutturale dei territori. Il dato più significativo è la concentrazione del fenomeno nei comuni più piccoli. Quasi la metà dei casi riguarda centri sotto i mille abitanti e, in particolare, i comuni sotto i 500 residenti sono quelli più esposti alla perdita dei servizi di prossimità” ha dichiarato Bordoli. “Le cooperative di consumo e utenza – ha continuato - rappresentano un presidio concreto, capace di mantenere vivi i territori e garantire servizi essenziali dove il mercato tradizionale non arriva”.
Negozi e centro di socialità
Grazie alle attività dei negozi di prossimità alimentare o misti si genera nelle realtà più isolate una reale ‘sussidiarietà commerciale’: il punto vendita di prossimità rappresenta un centro di socialità e di servizio per la popolazione, spesso punto di riferimento nel supporto alle necessità primarie non solo dei residenti, ma anche di visitatori e turisti che frequentano queste aree, generando una migliore accoglienza. Alcuni esempi di servizi commerciali a valore aggiunto per le comunità locali, legati alle strutture di vendita alimentare in forma cooperativa, possono essere la distribuzione dei farmaci, la vendita dei giornali, il punto di smistamento di pacchi o spedizione postale, la vendita dei biglietti per il trasporto pubblico locale o altre attività sussidiarie utili alla prossimità.
Ancora di più, la formula della cooperazione di consumo, laddove la presenza di esercizi a tipologia mista non è sufficiente a garantire un’offerta stabile, può creare una forma di mutuo sostentamento tra produttori, dettaglianti e consumatori del territorio, mantenendo servizi essenziali e rafforzando il legame tra comunità e territorio. Sono imprese che vanno supportate incentivandone la costituzione, l’aggregazione, la crescita, il ricambio generazionale, contrastandone l’inverno demografico.
Alcune storie di successo di cooperazione di consumo e utenza
Esperienze come la Cooperativa La Popolare di Lecco, Il Sole e la Terra di Curno-BG con i suoi 15.000 soci interessati a prodotti bio alimentari e per la cura della persona o le realtà del commercio equo-solidale come Equomercato (equomercato.it) dimostrano la capacità del modello cooperativo di adattarsi ai cambiamenti del mercato mantenendo una forte funzione sociale.
La cooperativa il Sole e la Terra di Curno
Emblematica è l’esperienza della cooperativa montana di consumo Cooperativa Popolare Familiare 80 (CPF80) di Lavenone, piccolo comune bresciano di circa 500 abitanti a rischio spopolamento: la cooperativa rappresenta oggi un presidio essenziale per la comunità, garantendo accesso ai beni di prima necessità e mantenendo un punto di riferimento sociale per i residenti. Oltre alle cooperative attive nel commercio al dettaglio e nella distribuzione di beni di consumo, la federazione rappresenta anche le cooperative di utenza operanti nel settore energetico. Tra queste, le storiche cooperative elettriche dell’arco alpino come SIEC (Valchiavenna), SEM (Valtellina) e CONIEM (Val Camonica), affiancate dalle più recenti esperienze legate alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), tra cui quelle avviate nei territori di Cernusco (CERcoop) e Dalmine (Sun-Fai).
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