Nel nome di Geraldine, uccisa dall’ex. “Mia figlia mi manca tutti i giorni, vado avanti solo per i miei nipoti”
A destra Juana con la figlia Geraldine, uccisa lo scorso luglio in una caserma abbandonata a Macherio (a sinistra) dal marito, ora in cella per stalking e omicidio aggravato
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SeguiciMacherio (Monza Brianza) – “Non ho mai avuto il tempo di piangere. Per me è come se mia figlia non se ne fosse mai andata. A volte mi dico: ’è in viaggio, prima o poi tornerà’. È una finzione che mi permette di andare avanti, di non crollare, perché ora che sono mamma per la seconda volta, a 54 anni, devo essere forte più di prima”. Juana trascorre i giorni sorreggendosi sul peso di una promessa: quella che ha fatto a sua figlia, Geraldine Yana Sanchez Nuňez, uccisa a 34 anni dal marito in una caserma abbandonata a Macherio, in Brianza. Già quella notte d’inferno “ho capito che c’era solo una cosa da fare: dovevo prendermi cura dei miei nipoti, proteggerli”, racconta, mentre le lacrime, questa volta, trovano il tempo, pazienti, di uscire.
La caserma abbandonata di Macherio dove la donna è stata uccisa dal marito
"Mamita, mamma non è rientrata”
Avevano 17 e 14 anni i figli di Geraldine e dell’uomo che l’ha uccisa quando, la sera del 16 luglio 2025, chiamano la nonna allarmati: “Mamita, mamma non è rientrata, abbiamo paura”. Un timore consolidato dai tanti episodi di violenza che la donna peruviana aveva già subito in passato per mano di quel padre che li terrorizzava. Geraldine in Perù lo aveva denunciato più volte, poi era scappata in Italia. “Per lei questo Paese era la salvezza”, dice Juana, che aggiunge: “Mia figlia ha combattuto, ma non ha avuto nemmeno il tempo di rialzarsi. È questa la cosa che più mi fa male”. La donna aveva infatti venduto la casa nella quale abitava in Sudamerica e, per convincere il marito a darle il permesso di portare i figli con sé in Italia (“lei non li avrebbe mai lasciati lì”, precisa Juana), gli ha dato metà della quota. I soldi in cambio della libertà.
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Uno spiraglio di felicità lontano dal Perù, poi la tragedia
Geraldine lavora come badante. Anche dieci ore al giorno, per 8 euro all’ora. “Mia figlia era forte: sapeva arrangiarsi, stava ritrovando uno spiraglio di felicità”. Ma solo cinque mesi dopo, l’uomo la trova. Utilizza il figlio minore: lo manipola, gli chiede di mostrargli dove abitano, dove va a scuola. Un giorno di pioggia, si presenta fuori casa. “È qui”. È il messaggio di Geraldine che riceve Juana all’alba. “Eravamo impreparate, spaventate. Lui non voleva andarsene. Poi finalmente è andato via, ma in realtà faceva avanti e indietro. Tornava e perseguitava mia figlia”.
Il figlio più piccolo l’ha vista per terra, morta
Infine, il precipizio. “Quando i miei nipoti mi hanno detto che Geraldine non era in casa ho avuto un presentimento brutto. Non c’erano autobus, il mio datore di lavoro mi ha vista spaventata, mi ha accompagnata da loro”. Poi, il selfie dell’orrore: il figlio maggiore della vittima vede una foto sullo stato WhatsApp della madre. È una foto del padre, con la scritta: “Verdadero amor”, il vero amore. Chiamano le forze dell’ordine. “Ci hanno detto di restare a casa, ma noi non potevamo aspettare. Siamo andati a cercare mia figlia. Siamo arrivati fino a un casolare abbandonato. Vediamo una figura uscire dal buio: era lui. Mio nipote più grande lo ha fermato, urlava: ’cosa hai fatto alla mamma?’. Il più piccolo entra e con la luce della torcia vede Geraldine a terra. Già morta”.
Lui è in carcere, loro vivono grazie agli aiuti
L’uomo è in carcere con le accuse di omicidio volontario aggravato e stalking. Rischia l’ergastolo. Gli orfani sono affidati al Comune di Macherio e seguiti dagli psicologi di Cerchi D’acqua. Il più piccolo è fragile: ha continui flashback. Ferite indelebili. La famiglia vive in un monolocale. Juana lavora solo il fine settimana e fatica ad andare avanti. Dopo nove mesi ancora non hanno avuto accesso ad alcun sostegno economico per gli orfani di femminicidio. “È la burocrazia”, dice Juana. “Ci hanno aiutato le persone e le associazioni: la scuola dei ragazzi ha fatto una colletta per i funerali”. È la scia dei femminicidi, un copione già visto: orfani invisibili e una madre che combatte con un lutto impossibile. “Mia figlia mi manca tutti i giorni. L’ho avuta a 16 anni, alla stessa età lei ha avuto il suo primo figlio. Per me era anche un’amica, una confidente. Mi manca anche solo ridere insieme”. Il “vero amore” che non può tornare. “Vado avanti perché so che per i ragazzi è ancora più difficile. Non vogliono vedere più il padre, per loro è morto anche lui. Quella notte hanno perso tutti e due i genitori”.
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