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Il tramonto di un pezzo di Milano: non potremo più dire “Ci vediamo alla Hoepli” /

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10.03.2026

Le ultime giornate di apertura (salvo sorprese) per la storica libreria Hoepli nell’omonima via di Milano

Per approfondire:

Articolo: Il De profundis della libreria Hoepli, per un secolo e mezzo pilastro della cultura milanese nata dall’intuizione di uno svizzero arrivato da ZurigoArticolo: Addio Hoepli, l’assemblea dei soci vota per la messa in liquidazione della società. Tremano 89 lavoratoriArticolo: Hoepli in crisi, il sindaco Sala alla famiglia: “Dipendenti e lettori vanno tutelati”

Milano, 10 marzo 2026 – A pochi passi dal Duomo, tra le vetrine colme di manuali tecnici, dizionari e testi universitari che per generazioni hanno accompagnato i milanesi, si chiude una storia lunga 156 anni. La libreria e casa editrice Hoepli è in liquidazione. L’assemblea dei soci di Hoepli Spa ha deliberato lo scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione. La decisione è arrivata “all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società”.

Secondo l’azienda, la liquidazione volontaria è ritenuta “l’unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia” dopo aver valutato risultati di esercizio negativi, l’andamento previsto del mercato editoriale e un conflitto tra soci “gravoso”.

Contrario alla decisione Giovanni Nava, socio con circa il 30% delle azioni, che annuncia battaglia: “Prendo atto con grande dispiacere della decisione della maggioranza dei soci di Hoepli Spa, che in assemblea hanno votato a favore della liquidazione della società e della cessione dell’azienda anche frazionata in rami o, addirittura, del tutto disgregata. Mi sono opposto nel corso della riunione a questa deriva”.

I sindacati annunciano battaglia: tutti i milanesi sono invitati a partecipare a un flash mob organizzato in via Hoepli sabato alle 11, perché “La storia di Milano non si liquida”.

«Ci vediamo alla Hoepli. È una di quella frase che mi ha sempre fatto sentire milanese», dice Paolo Jannacci. «Per me è sempre stato un punto di riferimento per il livello culturale e le proposte letterarie. Era un posto dove cercavo manuali, libri e novità. Insomma, suggerimenti per il mio mestiere». Un attimo di silenzio. Riflette e aggiunge: «Milano sta un po’ cambiando e questa cosa non ci voleva». È notizia di ieri che la storica casa editrice con la sua Libreria Internazionale in pieno centro a Milano, proprio dietro a Piazza Scala, non ci sarà più. La decisione è arrivata dopo una riunione del cda nei quali i soci di maggioranza, i fratelli Barbara, Matteo e Giovanni Hoepli, nonostante l’opposizione del cugino e socio di minoranza Giovanni Nava, hanno deciso di liquidare la società. «Non ci andavo spessissimo: sono un ‘orso grigio’, uno che sta spesso a casa; però, quando capito in centro, lì c’è una certezza. Se un libro non c’è alla Hoepli, non c’è da nessuna parte». Il detto che a Milano conoscono tutti.

Sveva Casati Modignani

C’è la libreria, intimamente legata alla città, ma anche la casa editrice: «Ho avuto la piacevole scoperta di conoscere tutto lo staff, che mi ha convinto a fare un libro sul mio papà (“Enzo Janacci, Ecco tutto qui“, edito, appunto, da Hoepli nel 2023 ndr)», racconta il musicista milanese. Una città che cambia: «Questa chiusura è un altro colpo al cuore dopo la scomparsa delle Messaggerie Musicali: quanto ero ragazzino era un punto saldo per ritrovarsi con gli amici musicisti, si ascoltava musica e si scoprivano le novità. Quando questi posti chiudono, ti senti in alto mare. È una perdita dal punto di vista culturale ma anche psicologico, perché riguarda il nostro modo di pensare alla città e a noi stessi. Questi punti di riferimento riguardano il nostro modo di guardare al futuro», conclude Janacci.

Lo smarrimento

È una città «orfana di cultura» quella nella quale si trova a vivere, con nostalgia, anche la scrittrice Sveva Casati Modignani, che commenta così la notizia della liquidazione dello storico “luogo dell’anima“: «La gente ha smesso di leggere – scandisce –, ha smesso di fare tante cose, anche di amare. Tutte le volte che chiude una libreria è uno sputo in faccia alla cultura, e Milano è una città che ha perso la sua anima. Si sta snaturando. Vogliono farla diventare una città internazionale a tutti i costi, ma ha un’altra storia: è un enorme borgo di provincia, bellissimo, ricco di opere d’arte e di gente che ha fatto cultura. Oggi vedo solo specchietti per le allodole. Questa è una Milano voluta da chi non ama la milanesità. I milanesi sono persone discrete, non ostentano, sono come le nostre chiese: fuori sobrie, ma se entri respiri la bellezza. Oggi i librai rimasti sono degli eroi, e io li conosco bene quelli della Hoepli», sospira la scrittrice.

Paolo Jannacci

La famiglia

Novanta dipendenti, tra cui librai e libraie che hanno lavorato una vita tra quei scaffali, la cui sorte è appesa a un filo. Ieri hanno indetto uno sciopero di un’ora, dalle 15 alle 16. Il preludio a una fine che sembrava ormai annunciata. «È una sconfitta civile e civica. Ho un ricordo molto affezionato legato alla famiglia Hoepli, che donò al Comune di Milano il Planetario. È stata una famiglia che ha inciso in maniera determinante sulla cultura generale, e soprattutto scientifica della città», afferma invece Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale.

«Ricordo che quando ero giovane pubblicavano i famosi Manuali Hoepli. Riguardavano tutto: falegnameria, idraulica, ingegneria. Erano curatissimi e rappresentarono una grande innovazione. In quella libreria di cinque piani trovavi tutto. Era vastissima. Quanti libri sono andato a comprare là?», si chiede Piraina. Libri, incontri, idee. Un «salotto» letterario che sembra già mancare, mentre le voci della cultura si levano all’unisono.

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