Gino Paoli e la Milano portafortuna. Qui, “dove non crescono i fiori”, trovò successo e due donne della sua vita: Mina e Ornella Vanoni /
L'approdo di Gino Paoli a Milano risale alla fine degli anni Cinquanta
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Un amore appassionato e "senza fine" ha legato Gino Paoli a Ornella Vanoni
L’incontro con la Ricordi e Mogol
E invece Milano si rivelerà per Gino Paoli una madrina capace di regalargli un trampolino di lancio per il successo, la fama. E l’amore. La città diventa un punto di riferimento e d’incontri fortunati che danno benzina a una carriera che, almeno all’inizio, non sembra voler decollare. La casa musicale Ricordi, l’incontro con Mogol, il sodalizio con Mina che trova la sua apoteosi nella celeberrima “Un cielo in una stanza” – “Mina pianse dopo averla cantata”, ricordò Gino Paoli in un’intervista di Fabio Fazio a Che tempo che fa – il colpo di fulmine, nel 1961, per Ornella Vanoni. Una storia sentimentale e di passione, quest’ultima, che ispira alcune delle sue canzoni d'amore più famose, da “Senza fine”, “Anche se”, “Me in tutto il mondo”. Gli inizi della relazione, fra le strade del centro e dell’amatissima Brera, non sembrano però essere i migliori. Come racconteranno entrambi in età matura, ridendoci sopra, lei è convinta che lui sia gay; lui che Ornella sia lesbica.
Per Mina (in questa foto a Forte dei Marmi nel 2001) Gino Paoli scrive "Il cielo in una stanza", uno dei suoi più grandi successi
"A Milano sto bene”
La città che fa da culla alla storia d’amore con Ornella occupa di conseguenza un posto speciale nel cuore. Un legame significativo anche sul piano artistico. Attrazione e respingimento. Un po’ come succederà a un altro genovese, Fabrizio De Andrè, portato in terra lombarda dalla brianzola Dori Ghezzi. “Torno sempre volentieri a Milano – ammette in un’intervista –. Posso dire che mi piace, ci sto bene. Se sei costretto ad andarci in agosto, come è capitato a me, ti accorgi che è bellissima. Diventa quella che era una volta”. A Milano Gino Paoli dedica una canzone: “A Milano non crescono i fiori”. Siamo nel 1964, sono gli anni del Boom, e di quel periodo di crescita economica che porta l'Italia a essere la prima della classe in Europa la capitale lombarda è il motore e il cervello.
I prati di Milano
Il prezzo da pagare però c’è. Fatto d’inquinamento, industrie ancora presenti nel tessuto urbano, cementificazione, traffico. Un po’ come Celentano con la sua via Gluck, Paoli è il cantore-osservatore un filo amareggiato di quella realtà. Ed è questo scenario a ispirarlo. “A Milano non crescono fiori, in quei prati che prati non sono, sono finti e non hanno profumo, sotto un cielo che cielo non è. Ma dove vanno gli innamorati per dirsi quello che voglio dire a te? Devi venire nel mio paese dove c’è il sole che brillerà per te. L’altra sera volevo baciarti non ho potuto farlo perché ci presero nome e cognome in un prato che prato non è".
Gino Paoli assieme a Ornella Vanoni al teatro Strehler di Milano per la presentazione del libro autobiografico "Cosa farò da grande"
Lo schianto in via Palmanova
Se Milano gli porta fortuna per la carriera e l’amore, la metropoli gli riserva anche due colpi bassi. Entrambi, beffarda ironia, quando si trova alla guida. Nel 1962 è vittima di un incidente: mentre transita ad alta velocità in via Palmanova, a bordo di una Fiat 1300 presa a noleggio, un sorpasso azzardato causa uno scontro frontale nel quale muore l'amico Vittorio Faber, paroliere e arrangiatore di alcune sue canzoni. In seguito a questo sinistro gli viene ritirata la patente di guida e due anni dopo, nel 1964, Paoli è condannato a 7 mesi di reclusione con il beneficio della condizionale dal Tribunale di Milano.
Il tentato suicidio
Secondo le indiscrezioni di alcuni amici questa tragedia lo segna profondamente fino a fare da preludio, è il sospetto che in tanti hanno, meno di un anno dop o, al gesto tragico del tentato suicidio: l’11 luglio del 1963 si spara un colpo al petto all’altezza del cuore. Riottenuta la patente, a tre anni di distanza dal primo incidente si schianta contro un albero ad alta velocità con la sua Ferrari 275 Gts distruggendola. Al suo fianco c’è il futuro discografico Alfredo Cerruti, che negli anni settanta avrà una relazione con Mina.
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Archiviate queste parentesi dolorose, gli anni Settanta e Ottanta sono caratterizzati da successi, produzioni, partecipazioni a Sanremo (1989) e dal rapporto a tutto tondo con Ornella Vanoni che raggiunge uno dei suoi momenti più intensi nel 1985 quando insieme portano in giro per l'Italia un tour trionfale, da cui verrà realizzato il doppio album live “Insieme”, che ottiene un grande successo. E a fare da sfondo silenziosa c’è sempre lei, Milano. Dove non cresceranno i fiori ma, quelli sì, gli amori.
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