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San Siro e l’universo parallelo di Milano in cui lo stadio è un monumento (e affari e politica fanno pace con i sentimenti)

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10.04.2026

Lo stadio di San Siro visto dal drone

Per approfondire:

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Milano – In un universo parallelo c’è un’altra Milano. In quella città lo stadio Meazza, per gli amici San Siro, è stato acquistato dalle squadre che ci giocano non per abbatterlo, ma per ristrutturarlo e lasciarlo dove si trova. Bello, grande, dotato di museo e servizi. Un posto dove far passeggiare le famiglie, che vanno a vedere il calcio come al cinema. Grandi lavori hanno coinvolto l’area circostante, dove i parcheggi, tutti regolari, non sono nelle mani di figuri poco raccomandabili, ma di personale qualificato, su spazi ordinati e ben custoditi. Anche comprare da bere e da mangiare prima della partita è semplice e trasparente.

Lo stadio Meazza di San Siro

In questo universo parallelo, le due inquiline diventate padrone di casa, Milan e Inter, non sono controllate da capitali stranieri, fondi che fanno (per evidente necessità) del rendimento e della crescita del capitale il proprio fine sociale, ma da vecchi padroni filantropi della borghesia illuminata, con operai stipati nei capannoni che macinano utili, che pagano le guglie del Duomo e hanno il posto fisso alla Scala, e buttano, per mere ragioni di cuore, qualche milione di euro all’anno per offrire “circenses” al popolo, in cambio di prestigio e gratitudine.

In questo universo parallelo, fra le altre cose, nessuno si sarebbe sognato di cercare di costruire due altri stadi, moderni e di proprietà, uno per squadra, in comuni limitrofi, lasciando deserta, vecchia e inutilizzata l’enorme mole del vecchio Meazza. In questo universo parallelo, peraltro, se questo scellerato proposito di Milan e Inter di mollare Milano per Rozzano o San Donato si fosse compiuta, non ci sarebbero stati problemi.

Perché a San Siro, dove ogni estate si tengono bellissimi concerti, un grande investitore, specializzato in grandi eventi, avrebbe potuto partecipare a un bando pubblicato dal Comune per assegnare lo stadio a qualcuno che, magari con i fondi per restaurarlo, avrebbe potuto farne un grande polo dell’intrattenimento. In un universo parallelo, tutte queste variabili, possibili, ma anche improbabili, si sarebbero potute mettere in fila perfettamente. Rendendo così felici i molti, che per ragioni più che legittime di cuore e sentimento, considerano il grande e vecchio impianto un monumento, anche se bagni, servizi e strutture sono quel che sono.

Purtroppo, quest’universo parallelo è solo un artificio letterario. E siamo nella realtà. Una realtà dove chi controlla le squadre, gli unici soggetti che con facilità possono avere interesse a una struttura sportiva di proprietà, non sono romantici facoltosi, ma assennati uomini d’affari che di affari campano. E a buttare soldi per prestigio non pensano affatto. E, soprattutto, se devono comprare uno stadio e metterci mano, vogliono che sia redditizio. Il più possibile. E per rendere possibile mettere in ordine quell’area della città, senza grossi conti a carico della collettività, l’unico modo è quello di accordarsi con i privati. E mediare con loro perché le pretese di affari si riducano, come le volumetrie degli edifici che devono assicurare, nascendo, utili agli investitori.

Leao e Lautaro Martinez

Nel mondo reale questa è una partita complicata, con aspetti controversi, discussi e opinabili, su cui ci si scontra politicamente, ma attraverso ai quali si deve passare. Anche perché in questo universo reale, Milan e Inter l’idea di traslocare altrove non l’hanno esibita solo come argomento di una dura trattativa, ma come opzione realistica. Praticabile. E il rischio di trovarsi con un'enorme cattedrale di acciaio e calcestruzzo armato in stato di semi abbandono non era improbabile. Nell’universo della realtà, peraltro, esistono anche le inchieste giudiziarie. Perché esistono esposti, dubbi e sospetti, che vanno verificati senza alcuna timidezza, senza lasciare ombre.

Anche perché la politica, quella degli eletti e dei dirigenti pubblici, fatta di scelte e conseguenti responsabilità, deve seguire la propria strada, che deve anche essere quella della trasparenza. E la magistratura deve seguire la propria, fatta di riscontri oggettivi, prove e fatti. Di quest’ultima strada non possediamo ancora elementi certi per capire dove conduca. Di quella della politica, invece, ognuno può farsi un’opinione da sé, conoscendo la realtà.

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