Incidente sul lavoro al San Paolo: quintali di cartongesso (del cantiere) crollano sulle gambe di un’infermiera
A sinistra, la porta del ballatoio con nastro e cartello dopo l’incidente A destra il dettaglio dei pannelli
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La ricostruzione
Non c’è nessun divieto d’accesso sulla porta, dietro la quale sono impilati una trentina di pannelli in cartongesso, appoggiati al muro tra l’uscita e l’ascensore, su un sottile zoccolo di legno: “Erano lì da qualche giorno”, ricostruisce Ciro, e lungo le scale erano distribuite porte tagliafuoco da montare. Non è ancora materiale del cantiere della megaristrutturazione del San Paolo, che dovrebbe partire a breve e procedere a blocchi e trasferimenti perché un ospedale non può chiudere: pannelli e porte sono destinati a lavori di adeguamento antincendio che, però, né martedì né nei giorni seguenti erano iniziati.
“Stavamo rientrando, ho aperto la porta a Giulia, era tre passi dietro di me; non so se ci sia stato un colpo di vento – racconta Ciro –. Ho sentito un botto e lei che gridava”. Diversi quintali di cartongesso le erano rovinati addosso: “Ho visto le sue gambe con le articolazioni girate all’indietro. Non so dove ho trovato la forza per tirare su quei pannelli. Il crollo aveva bloccato la porta, per fortuna un nefrologo, il dottor Andrea Stucchi, ha avuto la prontezza di scendere al piano di sotto e risalire dalle scale e mi ha aiutato a liberarla”. Giulia adesso è ricoverata nell’ospedale in cui lavora, in Ortopedia. Ha una brutta lussazione a entrambe le ginocchia, entrambe le gambe ingessate; la prognosi è riservata, domani ha la risonanza e poi bisognerà pensare all’intervento, “è un caso molto raro e occorre un chirurgo che ne abbia trattati di analoghi – ragiona Ciro –. Grazie a Dio non ha avuto un danno vascolare che avrebbe potuto costringere ad amputare, ma rischia comunque un danno permanente. Sono sicuro che tornerà a camminare sulle sue gambe, ma ci vorrà molto tempo”.
E arrivederci al matrimonio che volevano celebrare quest’estate, arrivederci al lavoro, anche Ciro dovrà rimanere a casa un pezzo: “Ho una bimba con una quotidianità sconvolta, Giulia avrà bisogno di supporto anche psicologico: quando l’abbiamo messa in carrozzina ha avuto una crisi di panico, del resto sembrava una scena di guerra...” Venerdì a trovarla è andata la direttrice generale dell’Asst Santi Paolo e Carlo, Simona Giroldi. “Siamo profondamente dispiaciuti per quanto accaduto ed esprimiamo la nostra vicinanza alla collega coinvolta e alla sua famiglia – ha dichiarato la dg al Giorno –. Ci impegneremo a fare tutto il possibile per individuare le cure più adeguate affinché possa rimettersi rapidamente. Abbiamo avviato le opportune verifiche per accertare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda”.
Dopo l’incidente i pannelli sono stati assicurati al muro del pianerottolo con una catenella, sulla porta sono spuntati un nastro bianco e rosso e un cartello di pericolo (“Attenzione, lavori in corso”). “Ma non si può stoccare materiale su una scala antincendio in attesa di aprire un cantiere. Voglio solo che Giulia abbia le cure migliori che si possono trovare in Italia e che chi ha deciso di lasciare lì quei pannelli e chi non ha vigilato sull’impresa ne risponda”, sottolinea Guacci, che è anche un sindacalista, delegato del NurSind nella Rsu dell’Asst dei Santi. Venerdì gli Rls (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) dell’Asst hanno presentato un esposto alle autorità competenti, sottolineando che avevano inoltrato all’azienda diverse segnalazioni chiedendo verifiche sui lavori in corso, le ditte che li stanno effettuando e sugli incentivi previsti dal Codice degli appalti per figure interne all’ospedale che devono controllarli.
Le reazioni
Secondo la Rsu i numerosi cantieri aperti tra San Paolo e San Carlo, l’altro ospedale dell’Asst, rappresenterebbero “un elemento di forte rischio. Questo grave infortunio sul lavoro non è un episodio isolato ma il possibile segnale di problematiche più ampie legate alla gestione della sicurezza”, tuona Paolo Toscano del NurSind, coordinatore della Rappresentanza sindacale unitaria che chiede le scuse dell’Asst all’infermiera ma anche “un segnale concreto all’assessore al Welfare Guido Bertolaso: una visita alla lavoratrice ricoverata come atto di attenzione e responsabilità”. “La sicurezza sul lavoro è un diritto e una priorità assoluta - chiosa Antonio Bagnaschi della Fp Cgil –. Significa salvare vite e garantire dignità”.
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