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I tre controcortei No Remigration e la risposta dei centri sociali a Salvini, Bardella e Patrioti: “Milano è meticcia, via i razzisti”

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Il corteo organizzato contro il raduno dei Patrioti europei in piazza Duomo di Milano

Per approfondire:

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Milano, 19 aprile 2026 –  Alle due del pomeriggio lungo corso Buenos Aires si preparano tre cortei; due contro il primo, da Porta Venezia, dei “patrioti” trattore-montati cui il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha sfilato in zona Cesarini il titolo “Remigration” per aggiungere questo preludio mobile sul percorso che tra una settimana seguirà, come ogni anno, la manifestazione del 25 Aprile. Generatore automatico di controcortei, il leader della Lega: ieri a Milano erano in tutto quattro, dal presidio degli alleati di Forza Italia alla sfilata più antagonista dei centri sociali Zam e Lambretta da piazza del Tricolore.

Un momento di tensione con le forze dell'ordine

Lo striscione “Milano è migrante”

Il Cantiere invece guida il corteo di metà Baires, che parte da piazza Lima con la Rete No Cpr, Avs e altri partiti di sinistra, anarchici, associazioni come il Naga, i Sentinelli, Mediterranea, l’Anpi senza bandiere.

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È il più numeroso, si gonfia da alcune centinaia ad alcune migliaia di persone in corsa ma parte lemme per farsi raggiungere dai filopalestinesi che si sono radunati in piazza Argentina. Davanti c’è il camion coi pezzi dei 99 Posse come trent’anni fa e lo striscione “Milano è migrante”, firmato “Partigian* contro razzismo fascismo e sessismo”. Il concetto, ripetuto ai megafoni, è che “Milano non è mai stata pura, è orgogliosamente meticcia. Un quarto degli abitanti non ha la cittadinanza per colpa delle politiche razziste” che i manifestanti imputano al Governo Meloni come ai precedenti, ma intanto “fuori i razzisti e i fascisti”.

"Tu e i fascisti che porti potete andare dritti in piazzale Loreto”

E c’è un’onta da lavare: “Come osi, a una settimana dal 25 Aprile, venire a parlare di remigrazione? – tuonano dalla testa rivolgendosi al vicepremier -. Tu e i fascisti che porti potete andare dritti in piazzale Loreto”, completa uno speaker quando s’è consumata, senza nessuna tensione con le forze dell’ordine, una piccola deviazione dal percorso originario che prevedeva di girare in Regina Giovanna.

La testa di uno dei cortei Remigration

“Vogliamo avvicinarci il più possibile a piazza Oberdan, dove ogni anno partiamo il 25 Aprile, accerchiare piazza Duomo e dire a quei fascisti e razzisti che Milano non li vuole”, spiegano dalla testa. Un paio di tute bianche vergano sull’asfalto un cubitale “Milano è migrante” e si prosegue fino all’imbocco di corso Venezia, chiuso da un paio di camionette e da un pezzetto di Reparto mobile. Lì dei “patrioti” non è rimasta neanche l’ombra e l’“accerchiamento” è in effetti un rito simbolico di scritte sull’asfalto, striscioni tra i semafori, salva di petardoni e “barricata sonora” a suon di “Bella ciao”, “Ora e sempre Resistenza”. E anche “Palestina libera dal fiume fino al mare” e cori contro Israele, benché a un chilometro Salvini, dal palco, stia auspicando che si torni a comprare gas e petrolio dalla Russia di Putin. Intanto gli operai del cantiere che sta allestendo un palazzo nobiliare in polo del lusso per un colosso americano dell’interior design - praticamente tutti stranieri - filmano incuriositi coi telefonini; due signore li interrogano su un pezzo di “albero vero” che hanno notato; manifestanti più giovani si impossessano di un cartone avanzato per scriverci “Remigrate voi fasci”; il corteo si rimette sul percorso prestabilito in viale Majno.

"No one is illegal", "nessuno è illegale"

I momenti di tensione

Davanti al Tribunale c’è il ricongiungimento col corteo più turbolento, che il rito purificatore l’ha messo in scena subito dopo la partenza, all’incrocio tra via Borgogna e via Cino del Duca, direzione San Babila e quindi Duomo, blindato dalle forze dell’ordine anche con reti metalliche. Alcune decine di antagonisti, indossati caschi, maschere e sciarpe al riparo dei fumogeni, hanno assaltato a distanza lo sbarramento con petardi, bottiglie di vetro e altri oggetti e sono stati respinti con l’idrante e i lacrimogeni lanciati a mano, senza contatti con le forze dell’ordine. Dieci minuti di tensione, poi sono ripartiti e hanno raggiunto l’altro corteo, proseguendo verso il traguardo comune: piazza Santo Stefano, dietro la Statale, a meno di un chilometro dai “patrioti”. Da lì alcuni ripartiranno in formazione, scortatissimi; ma verso Porta Romana.   

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