Da Milano Giorgia Meloni difende la riforma della giustizia: “Qui nessuno vuole liberarsi dei giudici” /
Giorgia Meloni sul palco del teatro Parenti a Milano
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Il presidente del Senato Ignazio La Russa all’incontro di Fratelli d’Italia
Obiettivo: evitare l’attacco frontale alle toghe
L’obiettivo dello stato maggiore di Fratelli d’Italia sembra evitare un attacco frontale alle toghe, far passare il messaggio che la riforma è contro le correnti e per una nuova credibilità dei magistrati, nella convinzione che, citando ancora La Russa, tra loro ci sia “una maggioranza silenziosa” in favore del sì. L’invito di Meloni è, allora, quello di “avere coraggio”, di andare a votare per un traguardo che la premier definisce “epocale”: “Riuscire finalmente a riformare anche la giustizia”. Questa la sintesi dell’evento promosso da FdI per spingere il “sì” al referendum confermativo della riforma della giustizia.
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Meloni a Milano per il referendum: contestazioni fuori dal Teatro Parenti, dentro risuona il jingle ‘Sarà per sempre sì’ di Sal Da Vinci
Un evento scandito da più testimonianze: dal giurista Sabino Cassese all’ex magistrato Antonio Di Pietro fino al carabiniere Luciano Masini, che la notte di Capodanno 2025 uccise un accoltellatore nel Riminese. Fuori dal teatro poche decine di contestatori, perlopiù di Potere al Popolo.
Le proteste fuori dal teatro
Meloni: “È una questione di coraggio per riformare l’irriformabile”
“Qui è questione di coraggio – dichiara Meloni –, il coraggio di riformare quello che sembrava irriformabile. Il coraggio di stare sul merito andando oltre allarmismi, mistificazioni e menzogne”. Oltre un “catastrofismo dietro al quale si nasconde una spasmodica volontà di difendere lo status quo e i privilegi”. Il riferimento è anche al paventato rischio di una deriva illiberale: “La separazione delle carriere è già in vigore in 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea – fa notare Meloni –. Ora la domanda è: sono tutti scivolati verso una deriva illiberale o siamo noi che siamo rimasti indietro? Noi non vogliamo mortificare la separazione del potere giudiziario dal potere legislativo. Dire che il legislatore non può fare il suo lavoro, non può correggere le storture, perché un altro potere dello Stato è contrario, semmai questo significa mortificare la separazione dei poteri: non ho bisogno di ricordare quante volte, in passato, gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati per il no dell’Associazione Nazionale Magistrati, un’associazione privata”, il vero bersaglio della premier.
Giorgia Meloni all'evento per il "sì" al Franco Parenti
Antonio Tajani: “La riforma esalta il ruolo del giudice giudicante”
Così pure il vicepremier forzista Antonio Tajani: “La riforma esalta il ruolo del giudice giudicante, dà sacralità alla toga per troppo tempo inzaccherata dalle correnti partitiche”. Non dovesse passare, “ci ritroveremo – elenca Meloni – correnti della magistratura ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici che vengono pagati con le tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno fa nulla di fronte a bambini mandati a fare accattonaggio”.
Elly Schlein: “Non possiamo permetterci di minare la fiducia dei cittadini”
Il Governo resterà in carica in ogni caso: “Se non amate questo Governo, ma condividete la riforma, consiglio di votare “sì“. Quando si andrà a votare avrete comunque l’occasione di mandarci a casa. Se votate “no“ vi tenete questo Governo e vi tenete anche una giustizia che non funziona. Non un affarone” dice Meloni strappando applausi alla platea. “C’è anche un giorno dopo il referendum – la avverte Elly Schlein, segretaria del Pd – e dovremmo averne cura. Perché quando tu delegittimi ogni giorno un potere dello Stato, mini la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e non ce lo possiamo permettere”.
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