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Il padre di Luca Attanasio, ucciso 5 anni fa: “Un piano preciso per assassinarlo, deluso dallo Stato”

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21.02.2026

Sopra, Salvatore, padre di Luca Attanasio (a sinistra), l’ambasciatore ucciso nella Repubblica democratica del Congo il 22 febbraio 2021 Nell’agguato persero la vita anche l’autista del convoglio e il carabiniere di scorta

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Limbiate, 21 febbraio 2026 – «Luca manca tantissimo a noi come famiglia, ma credo che manchi molto anche all’Italia e al mondo in tempi come questi, perché lui era uno che sapeva mettere il dialogo davanti a tutto, la diplomazia prima dello scontro».

Salvatore, padre dell’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in un agguato nella Repubblica democratica del Congo il 22 febbraio del 2021 si appresta a vivere un fine settimana intenso, di incontri nel quinto anniversario dell’omicidio del figlio. «Ci aiuta, ci fa distrarre, ci tiene impegnati. Ma il dolore non passa, il tempo che scorre non può affievolire questo tipo di dolore».

Cosa vi manca di più di Luca?

«La sua grande empatia, la capacità di ascolto e entrare subito in relazione con gli altri, il grande dono di saper creare e coltivare un’amicizia».

Cosa pensa che manchi di più oggi all’Italia e in generale al mondo di quello che aveva Luca?

«La disponibilità al confronto, l’approccio alle diverse opinioni come opportunità, la capacità di ragionare con la testa e agire con il cuore, spendendosi tutto per trovare la soluzione».

Che cosa ha trovato in questi 5 anni nel suo lungo e faticoso cammino alla ricerca della verità su quel che è accaduto quel mattino durante la trasferta di Luca?

«Ho trovato molte persone che si stanno rendendo conto che c’è un mosaico con tante tessere da ricomporre per arrivare alla verità, tante persone che sono turbate da quanto accaduto e che ci danno la forza per continuare nel nostro impegno quotidiano verso la verità».

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A che punto siete con le indagini?

«Abbiamo raccolto molti elementi interessanti che riveleremo domenica, nel corso della giornata interamente dedicata a Luca, a Limbiate. Abbiamo scoperto che gli assassini hanno agito con un piano ben preciso, è stata una operazione coordinata che aveva a disposizione molte informazioni. La Procura ci sta affiancando con impegno, il fascicolo non è stato chiuso, io sono fiducioso, credo ancora che in questo Paese ci sia un senso di giustizia e la voglia di affrontare una battaglia per la verità. Di sicuro questo è il mio impegno, il desiderio di tutta la famiglia e noi certamente non ci arrenderemo e non arretreremo di un millimetro».

«Un certo atteggiamento dello Stato che è sembrato fare un passo indietro, quasi intimorito, di fronte a una cosa enorme come l’uccisione di un ambasciatore in carica. Uccidere un ambasciatore in missione all’estero è un’offesa allo Stato, è un attacco alla sua dignità, un attacco ai valori della Costituzione, ma ho trovato atteggiamento timido da chi per primo dovrebbe avere a cuore questi valori».

«Innanzitutto che sulla ricerca della verità per Luca non ci si divida per colori politici. Luca non apparteneva a nessun colore, lui apparteneva solo al Tricolore. Poi, che i parlamentari che mi hanno garantito impegno per la costituzione della commissione d’inchiesta proseguano con determinazione in questa direzione per raggiungere l’obiettivo della verità e della giustizia. Per Luca e per l’Italia».

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