Turbativa d’asta per la Beic, le archistar Boeri e Zucchi a processo: “Dimostreremo la nostra innocenza”
Stefano Boeri e Cino Zucchi
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Milano – Stefano Boeri e Cino Zucchi, architetti noti per aver firmato progetti in tutto il mondo e docenti al Politecnico, sono stati mandati a processo in qualità di presidente e componente della commissione aggiudicatrice della Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura che sta sorgendo nella zona di Porta Vittoria. Secondo l’ipotesi della Procura, non si sono astenuti dal prendere parte alla commissione dichiarando i conflitti di interessi, accademici e professionali, che li legavano al team vincitore che, invece, avrebbero così favorito nel concorso internazionale.
A decidere il rinvio a giudizio è stato il gup Fabrizio Filice, ritenendo spetti al Tribunale, in composizione monocratica, valutare il caso che ha fatto finire nei guai alcuni professionisti del pool scelto per la progettazione di un edificio che dovrebbe ospitare 25 milioni di libri con un investimento di circa 131 milioni di euro.
Oltre a Zucchi e Boeri - per i quali un anno fa circa era stata disposta dal gip Luigi Iannelli la misura temporanea del divieto di far parte delle commissioni per concorsi pubblici - sono stati rinviati a giudizio anche Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura, legati a Boeri e Zucchi da "rapporti professionali” e soci di Onsitestudio, Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh e, per una delle imputazioni, anche Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo e che avrebbe comunicato a Boeri le “caratteristiche funzionali” del suo lavoro in modo da renderlo “riconoscibile”.
Il processo il 17 aprile
Il prossimo 17 aprile, si ritornerà in aula per il processo davanti a un giudice della seconda sezione penale. “Sono molto tranquillo e credo che nel dibattimento si chiarirà tutto - ha spiegato Zucchi dopo la decisione del gup -. Ci sono prove abbastanza specifiche sul fatto che abbiamo sempre agito con rigore e correttezza e soprattutto senza mai collegare gli elaborati progettuali ai loro autori”.
Poi Zucchi, presente in aula, ha ripetuto: "Non farò mai più parte di una giuria in vita mia. Sono trent’anni che partecipo a giurie e mi son sempre comportato con correttezza - ha aggiunto -. Anzi in genere mi chiamano perché sanno che sono una persona molto rigorosa”. E ancora: “Talvolta le narrazioni” delle indagini sui media “diventano più forti dei fatti concreti, ma il dibattimento chiarirà molte cose, sono sicuro”.
Boeri, invece, non era presente in aula, ma ha affidato a un comunicato, in serata il suo pensiero: si dice tranquillo e fiducioso “di poter dimostrare nel dibattimento” la sua estraneità ai fatti contestati.
Secondo le indagini coordinate dai pm Giancarla Serafini, Paolo Filippini e Mauro Clerici, e delegate al Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, ci sarebbero stati anche alcuni "accordi”, documentati da chat, per assegnare, nel luglio 2022, quella gara indetta dal Comune alle persone da loro preferite.
I messaggi sotto accusa
Una messaggistica che la Gdf ha trovato sui telefoni perché solo in parte era stata cancellata. Tamburelli, per l’accusa, avrebbe avuto un ruolo di “cerniera” con i due docenti durante l’iter di valutazione e nelle fasi precedenti alla scelta del vincitore. Per le difese, invece, vinse il progetto migliore, non ci furono favoritismi, né accordi illeciti, ma progetti valutati in forma “anonima” e possibili conflitti di interessi non segnalati, perché le regole della gara prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione economica “in corso”.
Boeri e Zucchi a inizio 2025 non erano stati arrestati (come chiesto dalla Procura), ma sottoposti alla misura interdittiva del divieto di far parte di commissioni di concorso in bandi della pubblica amministrazione, il primo per un anno, il secondo per 8 mesi.
Rispetto all’accusa di aver attestato falsamente di non essere in conflitto di interessi, turbando la gara pubblica, Boeri nell’interrogatorio preventivo aveva dato "versioni non convincenti”, come scritto dal gip. Il Comune non si è costituito parte civile, e anche Fondazione Beic all’inizio dell’inchiesta aveva “rinnovato la piena fiducia nell’operato della commissione presieduta dall’architetto Boeri, come anche nel lavoro della magistratura, certi che l’evolversi dell’iter giudiziario chiarirà la trasparenza dell’operato della Commissione”.
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