Coltellate mortali alla fermata del 91: dopo sei anni di indagini ergastolo al giovane assassino
Omicidio sulla linea del tram 91 Dopo sei anni di indagini il killer condannato all’ergastolo Chi accoltellò il marocchino 29enne dopo una lite per futili motivi era fuggito subito in Egitto La pm chiederà l’estradizione dell’egiziano autore dell’aggressione mortale, in carcere i complici
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Milano, 19 febbraio 2026 – In tre contro uno. Prima a bordo del filobus della linea 91 e poi alla fermata di via Sauro angolo Oldofredi. Il parapiglia era iniziato sul mezzo pubblico ed era proseguito a terra, fino a quando Mouhssine Antar, un ventinovenne marocchino era stramazzato al suolo, colpito da un fendente letale alla pancia.
Per l’aggressione, nel 2021, era stato arrestato un 19enne egiziano, che le scorse settimane, dopo sei anni, è stato condannato all’ergastolo. La pm Rosaria Stagnaro in queste settimane chiederà anche l’estradizione perché l’egiziano subito dopo l’omicidio era fuggito in Egitto.
La Corte d’Assise ha pronunciato la pena massima in contumacia dell’assassino. Stando all’indagine della Squadra Mobile, coordinata dall’aggiunto Laura Pedio e dal pm Cecilia Vassena, gli aggressori, tra cui il killer, avrebbero incontrato la vittima sul filobus della linea 91 e lì sarebbe nata una lite per futili motivi, proseguita poi una volta scesi dall’autobus. Gli aggressori avrebbero, in realtà, costretto il 28enne a scendere dal bus per poi colpirlo con alcune coltellate ai fianchi nei pressi della fermata, davanti a numerosi testimoni.
La vittima era poi deceduta, poche ore più tardi, all’ospedale Fatebenefratelli. I sanitari del 118, intervenuti in codice rosso con un’ambulanza e un’automedica, avevano provato a rianimare il 29enne prima di portarlo d’urgenza al Fatebenefratelli, ma non c’era stato nulla da fare. Le ferite erano troppo profonde e avevano colpito organi vitali. La vittima era stata identificata solo grazie alla tessera di accesso a una mensa per i poveri che aveva addosso.
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Il ragazzo ferito a morte era sconosciuto alle forze dell’ordine, non aveva precedenti penali, per alcuni mesi aveva vissuto in una comunità in Brianza. Dal momento dell’omicidio, era cominciata la caccia all’assassino. L’autore dell’aggressione era fuggito facendo perdere ogni traccia dopo essersi liberato del coltello utilizzato per uccidere, arma che era stata poi trovata nel corso dei sopralluoghi della polizia.
Il resto lo avevano fatto le numerose testimonianze, la visione delle telecamere interne al bus e anche quelle di alcuni esercizi commerciali che avevano ripreso le sequenze della lite alla fermata. Ad aiutare gli investigatori anche l’analisi dei profili social, delle persone riprese dalla sorveglianza. L’assassino era poi fuggito in Egitto.
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