La Culla della Lega piange il suo “papà”: addio Umberto, hai unito un popolo
I leghisti del Movimento Giovani Padani salutano Umberto Bossi
Per approfondire:
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Non è un caso che la notizia, arrivata nel giorno della festa del papà, sia stata commentata da molti militanti e amministratori come la perdita del “padre” di un’intera comunità politica, prima ancora che di un partito.
Il ricordo assume un significato ancora più identitario nelle parole del consigliere regionale Emanuele Monti: “Bossi non è stato solo un leader politico. Vive in noi perché è parte di quel sogno che ha unito milioni di persone attorno all’idea di autodeterminazione dei popoli. È una di quelle personalità che vanno oltre la vita e la morte e restano dentro una comunità e dentro un territorio”.
Commosso anche il presidente del Parco del Ticino Ismaele Rognoni, che ha voluto ricordare un episodio personale: “Leader visionario e uomo tutto d’un pezzo. Ricordo quando proiettai un video tributo durante l’inaugurazione della sede della Lega a Vigevano: si commosse e mi ringraziò. Non fu il gesto di un ministro, ma di un uomo semplice”.
L’affetto
Parole di affetto arrivano anche da Stefano Cavallin, presidente di Aler, che rievoca gli anni della militanza: “È stato uno dei protagonisti più rilevanti della politica italiana del dopoguerra. Un condottiero capace di risvegliare la coscienza del popolo padano”. Il ricordo personale torna anche nelle parole dell’ex parlamentare Matteo Bianchi: “Per me è stato un trascinatore. Ricordo il primo comizio nel 1995 in piazzale Staffora a Varese: rimasi folgorato. Mi ha insegnato l’amore per il territorio e l’importanza di restare uno del popolo”.
Umberto Bossi in una foto di annata a Varese: con lui Rosy Mauro, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti
Il segretario provinciale Andrea Cassani affida invece ai social un messaggio che sintetizza lo stato d’animo del movimento: “Oggi è il giorno più triste per i leghisti. Siamo tutti figli di Umberto Bossi. Anche senza di lui dovremo tener fede al suo motto: “tegn dür, mai mulà””.
Sulla stessa linea il segretario cittadino di Varese Marco Bordonaro, che parla di una figura quasi patriarcale per il movimento: “Ha fatto una rivoluzione culturale che ha fatto riscoprire le radici e l’importanza dei valori” e il consigliere comunale Stefano Angei, che ha sottolineato come la figura del Senatùr abbia travalicato i confini della politica tradizionale: “È stato una persona che ha donato una coscienza di popolo al popolo del Nord”.
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