Antonella Penati si laurea a 62 anni in nome del suo Federico “e di tutti i bambini morti per mano di un genitore”
Antonella Penati con la giornalista Cristina Obber e la consigliera comunale Gina Falbo
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San Donato Milanese (Milano) – A 62 anni si laurea all’Università Cattolica di Milano, “dedico questo traguardo a Federico e a tutti i bambini morti per mano di un genitore ”. Antonella Penati è la mamma di Federico Barakat, il piccolo di 8 anni ucciso dal padre Mohamed, egiziano, durante un colloquio – che in teoria avrebbe dovuto essere protetto - nella sede dei servizi sociali di San Donato Milanese. Era il 25 febbraio 2009. Dopo aver infierito sul corpo del figlio con un colpo di pistola e 24 coltellate, il padre si tolse la vita. A 17 anni esatti da quell’episodio, dopo aver attraversato un oceano di dolore, Antonella Penati ha conseguito la laurea in Sociologia, con indirizzo criminologico. “Il figlicidio paterno. La prevalenza maschile nei crimini familiari” è il titolo della sua tesi, che affronta il tema della violenza domestica tra potere patriarcale e stereotipi di genere.
Oggi più che mai Federico sarebbe orgoglioso della sua mamma.
“Conseguire la laurea era una delle promesse che avevo fatto a mio figlio. Ed eccomi qui, al termine di un percorso che non rappresenta solo l’acquisizione di un titolo, ma un atto d’amore, di memoria e impegno civile”.
A chi è dedicata la sua tesi?
“A tutti i bambini che non hanno potuto crescere, alle madri private dei loro figli, a chi continua a lottare perché la verità emerga e la giustizia non resti una parola vuota”.
Di cosa tratta, in particolare, il suo lavoro?
“Il figlicidio è un crimine ancora troppo spesso disconosciuto, minimizzato e falsamente attribuito quasi solo alle madri. Il mio è un invito a rileggere il fenomeno con uno sguardo diverso. Spesso, nel sentire comune, le uccisioni dei minori vengono ricondotte alla sindrome di Medea; in realtà, l’87% delle morti sono inferte dai padri, per vendetta nei confronti delle loro compagne”.
“Più di una volta si assiste a una sottovalutazione dei fattori di rischio. È invece fondamentale intercettare i campanelli d’allarme e assumere, da subito, tutte le misure possibili per mettere i minori al riparo da genitori violenti”.
Garantire maggiori tutele ai bambini è anche l’obiettivo del Ddl 91.
“Si tratta di un disegno di legge presentato dalla senatrice Pd Valeria Valente, condiviso con l’associazione Federico nel Cuore - che presiedo -, e sostenuto da oltre 70mila firme di cittadini e Comuni italiani. È un quadro normativo pensato per garantire maggiori tutele ai figli di genitori maltrattanti, rafforzando il ruolo dei tribunali nella gestione della violenza domestica e di genere. È previsto che, qualora il padre o la madre segnali l’altro genitore come violento, il giudice decida l’immediata sospensione del diritto di visita del genitore violento e l’affidamento temporaneo del minore all’altro genitore, o ai parenti”.
A che punto è l’iter per l’approvazione di questa misura?
“Purtroppo il Ddl è fermo da tempo in Senato. Al Governo chiedo di adoperarsi, affinché questa proposta possa tradursi in realtà. È un’iniziativa che non ha casacche politiche: l’obiettivo è favorire la prevenzione in un contesto nel quale, dal 2000 ad oggi, in Italia, 559 bambini sono morti per mano di un genitore”.
Quali altre promesse aveva fatto a suo figlio?
“Una settimana prima della sua morte, nell’osservare alcune ambulanze e mezzi di soccorso, Federico aveva detto che sarebbe stato bello se la sua mamma avesse fatto parte di quel mondo. Dopo la sua scomparsa, ho militato per 12 anni nella Croce Rossa. Ora non mi resta che continuare a battermi per l’approvazione del Ddl 91, affinché Federico, e gli altri bambini che hanno avuto un destino simile al suo, non siano morti invano”.
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