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La lezione di Oriana sull'odio islamista. Aveva già capito la sottomissione

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30.06.2026

Quando mi è giunta la notizia che Giorgia Meloni ha voluto ricordare pubblicamente il giorno del compleanno di Oriana Fallaci, ho provato qualcosa di molto simile alla felicità. Un sentimento raro, dalle mie parti, di solito sostituito da una solida e rassegnata ironia. Eppure, sapere che le istituzioni di questo disgraziato Paese si sono ricordate di lei mi ha scaldato il cuore. Avrebbe compiuto novantasette anni. Un'età veneranda, che la sua carne non ha potuto raggiungere, divorata com'era da quell'alieno che l'ha consumata un pezzo alla volta, ma chi l'ha amata festeggia con lei, consegnata com'è alla storia e, lasciatemelo dire, all'immortalità.

La mente, quando si parla di Oriana, corre inevitabilmente all'indietro. Al penultimo anno della sua vita, l'ultimo compleanno che celebrò su questa terra, il 29 giugno. Era mia ospite a Milano, nell'appartamento di piazza Duse. Una sistemazione d'eccezione: decisi infatti di trasferirmi altrove per tutta la durata del suo soggiorno, così da lasciarle l'intero spazio vitale che spettava a una tigre della sua spregiudicata statura. Un privilegio che allora mi sembrava naturale e che oggi, a distanza di anni, considero un titolo d'onore superiore a qualsiasi medaglia. Era già molto malata, debole nel corpo ma ferina nello spirito. Quel giorno volle fare un'eccezione alla sua ascesi medica: pretese di bere mezzo bicchiere di Dom Pérignon. Lo sorseggiò con la lentezza di chi sa che ogni goccia è un pezzo di vita che se ne va, o che........

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