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Ma certe ingiurie arrivano anche dall'opposizione

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Stupore, indignazione, sdegno in reazione agli insulti che la cintura nera di karate e presentatore televisivo moscovita Vladimir Solovyov ha rivolto a Giorgia Meloni. Frasi sessiste, offese volgari ma in linea, anzi paradossalmente più morbide di quelle pronunciate da illustri predecessori italiani che sullo stesso tema si sono esibiti. Perché non ricordare la "stronza" di De Luca Vincenzo, governatore della Campania? Roba goliardica a confronto dell'elegante "cortigiana" con cui Landini Maurizio, segretario della Cgil, definì la Premier. Più preciso, nel ruolo, Fratoianni Nicola che descrisse come "cameriera" la Meloni al pranzo con Trump. Proseguo con l'itinerante Saviano Roberto che "con colpa di lieve entità" secondo i giudici, diede della "bastarda" alla presidente(ssa...) del Consiglio. E l'emerito professor Gozzini Giovanni che, in un colpo solo, se la cavò con "vacca" e "scrofa"? Come non ricordare il raffinato cantante Pappalardo Adriano che, dal palco di uno dei suoi concerti, accompagnò le offese con gesti evidenti sulle modalità sessuali con le quali la Premier si sarebbe intrattenuta con il capo di Stato americano. Perché non considerare Molko Brian, frontman britannico della band musicale Placebo, il quale, durante una esibizione, allo Stupinigi Sonic Park di Nichelino, lanciò un vaffa e una pezzo di emme sempre ed esclusivamente indirizzati alla suddetta Meloni? Bella gente che rende onore e dignità al russo moscovita, nel senso di Solovyov Rudolfovich Vladimir, il quale risulta ancora titolare di dacie a Menaggio, Griante e Pianello del Lario, proprietà comunque giustificabili, causa figli otto da mantenere.

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