menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Quei "futili" motivi

7 0
24.04.2026

Una pizza. Un voto. Un rimprovero. Un paio di cuffiette. Quel nulla che basta perchè la mano di un ragazzino appena uscito dall‘infanzia diventi quella di un’omicida. Indifferente al dolore, incurante delle conseguenze,  insensibile al valore della vita, cieco nel vedere e ignorante nel riconoscere un limite invalicabile.

“Futili motivi” inorridisce la cronaca davanti a circostanze che diventano aggravanti  (previste dall’art. 61 n. 1 del codice penale italiano), applicabili quando un reato è commesso per quelli che vengono percepiti come impulsi banali, lievi in ogni caso sproporzionati rispetto alla gravità del fatto. Etichette rapide, illusione di spiegare l’impossibile.

Illusione. Tuona (per davvero) Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, che nell’ultimo libro “Chiamami adulto” mette in guardia  riguardo alla solitudine degli adolescenti. Quei “motivi” non sono la causa, sono quelli che lui definisce «i fattori precipitanti». E concentrarsi su questi è un alibi.  Dietro, sotto, in fondo c’è altro, c’è «la disperazione che non riesce a diventare pensiero, che  non trova parola o simbolizzazione e così si trasforma in azione».

Di fronte alla domanda senza risposta «come è possibile uccidere per una sciocchezza del genere?», Lancini ribalta lo sguardo e fornisce la risposta. «Quando le emozioni – paura, rabbia, tristezza – non trovano uno........

© Il Giornale