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Quel messaggio in bottiglia precipitato da un futuro senza letteratura

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27.01.2026

Finalmente un libro che divide e fa discutere. D’altronde è a questo che dovrebbero servire le opere di ingegno. Il libro in questione è l’ultimo romanzo di Ian McEwan (Quello che possiamo sapere, Einaudi). In questo blog si dovrebbe parlare principalmente dei romanzi “che restano”. Quelli che superano la prova anche del trasloco. Quelli che non vengono mai tolti dagli scaffali della libreria domestica perché sempre attuali, perché divenuti col tempo dei classici contemporanei, perché il loro messaggio riesce a parlare a ognuno di noi in modo diverso ma sempre efficace, e perché non si sa mai: magari un giorno un figlio potrebbe aver l’estro di prenderlo in mano e leggerlo.

Le critiche piovute addosso all’ultimo romanzo dello scrittore inglese non sono pretestuose. E spesso evidenziano alcuni macroscopici difetti. Gli elogi ricevuti compensano, comunque, abbondantemente queste critiche. E alla fine non resta appunto che il braccio di ferro da chi sottolinea i difetti e chi ne esalta i pregi.

Si tratta di un romanzo distopico ambientato nel 2119, quando un pianeta (il nostro) devastato da inondazioni, rivoluzioni climatiche e guerre........

© Il Giornale