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Solito vizio rosso. Cercansi leader contro la libertà

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05.03.2026

Se c'è da prendere parte alla storica deposizione di un pericoloso dittatore e c'è da appoggiare un'operazione o anche solo un progetto che aiuti un popolo a tornare alla libertà, la sinistra italiana - siatene certi - al 99 per cento sta sempre dal lato opposto. Cioè con i regimi. Se poi di mezzo c'è Trump si aggiunge anche l'un per cento mancante. Ma a questo tic se ne somma sovente un altro: la cedevole fascinazione per i leader stranieri. Meglio se socialisti. Ancor meglio se immigrazionisti. Ottimo se pacifisti. Perfetto se filo islamisti. E quindi non c'era bisogno di un esperto meteorologo per prevedere la pioggia di commenti entusiasti dei leader progressisti italiani per le parole del presidente spagnolo Sanchez. Un'emozione incontenibile ha percorso il mondo radical dal Pd fino ai cespugli più sinistri, passando per tutti i giornalisti e gli intellettuali da sempre a caccia di un Papa straniero, da Andrea Scanzi a Tomaso Montanari, passando per Elly Schlein e Angelo Bonelli sino ad arrivare al redivivo Beppe Grillo. Tutti alla corte di Pedro Sánchez Pérez-Castejón, presidente socialista della Spagna, neo leader globale dell'internazionale antitrumpiana e viceré dei progressisti italiani con delega al Nazareno. Tutti a sdilinquirsi per la sua "postura" (internazionale), termine di derivazione ortopedica che ora va molto di moda nel mondo radical.

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