C'è chi tradisce per un decimale
Non è il fragore di una bocciatura clamorosa a fare rumore, ma il sibilo quasi impercettibile di un decimale che l'Istat trasforma in sentenza. È lì, in quella frazione infinitesimale, che oggi si misura la distanza tra l'Italia reale e una rappresentazione contabile che finisce per deformarla. Perché basta uno scarto minimo, una differenza che nel bilancio complessivo dello Stato vale quanto una piega statistica, per trasformare un percorso di risanamento lungo tre anni in un risultato sospeso, rinviato, di fatto negato. Così, proprio quando il nostro Paese si presenta in Europa con conti risanati effetto di non pochi sacrifici alle spalle, si ritrova umiliato non da un problema reale, ma da una lettura rigida ad opera di qualche tecnico probabilmente non disinteressato che ha trasformato un dettaglio in ostacolo. Non è la sostanza a essere in discussione, ma l'interpretazione, perché qui il formalismo da strumento diventa fine, e finisce per negare la realtà invece che descriverla, indebolendo proprio quella credibilità che dovrebbe tutelare.
Perché il........
