Van Sant: un thriller politico anticapitalista Pillion: un sadomaso d'amore, esordio ok
Un fatto di cronaca accaduto nel 1977 a Indianapolis si trasforma in un thriller politico sull’America capitalista, capace di rovinare la vita a risparmiatori pronti a investire i loro capitali per un futuro migliore, cinicamente truffati da persone senza scrupoli. D’altronde trent’anni dopo qui sarebbe esplosa la più grande bancarotta bancaria di sempre. Non è un caso che questo misfatto abbia attratto l’attenzione di Gus Van Sant, un regista che ha saputo costruire il suo cinema ribelle e anticonformista attingendo spesso da storie vere, a cominciare dal suo capolavoro “Elephant” (Palma d’oro e miglior regia a Cannes 2003), storia di uno dei tanti massacri Usa in edifici scolastici e apice della “trilogia della morte” assieme a “Gerry” e “Last days”, eco della tragica morte di Kurt Cobain; ma anche ad esempio “Milk” e “Don’t worry”, penultimo film prima di questo “Il filo del ricatto – Dead man’s wire”, passato, purtroppo Fuori Concorso, all’ultima Mostra, quando avrebbe........
