menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Lo spaesamento del regime iraniano in attesa di Khamenei jr

11 0
11.03.2026

Nel vuoto di regime causato dal silenzio della nuova Guida Suprema iraniana, i maddah motivano i pasdaran e la brutale brigata afghana Fatemiyoun si prende la scena

La guerra dell'Iran all'energia. Una mappa delle infrastrutture colpite e chiuse nel Golfo

La guerra dell'Iran all'energia. Una mappa delle infrastrutture colpite e chiuse nel Golfo

La guerra anti ayatollah illumina le ipocrisie di chi difende la libertà con una mano dietro la schiena

La guerra anti ayatollah illumina le ipocrisie di chi difende la libertà con una mano dietro la schiena

Come è fragile l'idealismo pacifista che si affida a quanto costa fare il pieno di benzina

Come è fragile l'idealismo pacifista che si affida a quanto costa fare il pieno di benzina

Nel vuoto di potere provocato dalla morte di Ali Khamenei, con le linee di comando turbate da un lato dalle decapitazioni e dall’altro dalle conseguenze, spesso imprevedibili, della strategia di difesa “a mosaico”, mentre Mojtaba, l’erede designato, non si fa vedere né sentire e compare nelle piazze che lo acclamano solo in forma di cartonato ( il “Nepo-tollah” è morto, poi in coma, poi vivo ma ferito, ferito gravemente, anzi lievemente, si va avanti così da 48 ore e il mistero continua), tre elementi danno il senso dello spaesamento del regime e delle forze a cui si sta aggrappando nel tentativo di rinserrare le file. I “maddah”. I cantori del regime, che si tratti di festeggiare una ricorrenza o piangere un martire, si prendono la scena con la stessa sicurezza dei predicatori evangelici che abbondano in certe tv americane, solo in salsa sciita. Nascondono l’ambizione dietro a uno sfoggio di finta modestia, si commuovono davanti ai neonati, mitizzano il dolore ancestrale delle sconfitte, richiamano all’orgoglio e incitano alla vendetta e, a seconda dell’età e dell’umore del loro uditorio, virano verso elegie tradizionali o inseriscono nuovi beat più contemporanei. Un buon maddah sa annusare l’aria, ma è molto più di un semplice performer. Con le moschee vuote e l’influenza dei seminari vampirizzata dal centralismo (anzitutto economico) della Guida suprema, il maddah svolge il ruolo di un motivatore capace di tradurre l’ideologia in sentimento e il sentimento in spirito di mobilitazione, il tutto dosando populismo, nazionalismo e millenarismo sciita in una narrazione in grado di rinvigorire i vertici e avvincere la base più giovane e radicale. Mentre in questi anni il regime, si avvitava in una crisi di legittimità dopo l’altra, il maddah ha esercitato una funzione essenziale alla coesione tra le forze paramilitari e l’ufficio della Guida suprema, una funzione che, stando agli analisti, sta crescendo davanti alla minaccia esistenziale rappresentata da questa guerra. Si registrano casi in cui, in assenza di comandanti, i maddah si propongono di ricoprire ruoli dirigenziali nelle milizie.

La brigata Fatemiyoun. E’ la divisione afghana della Repubblica islamica, un gruppo principalmente di etnia hazara reclutato e addestrato dai pasdaran per combattere Bashar el Assad in Siria. A lungo considerati militanti di serie B, tanto che fino a pochi anni fa le bare dei loro caduti non venivano avvolte nella bandiera della Repubblica islamica, i membri della divisione Fatemiyoun (che conta probabilmente intorno ai diecimila uomini) hanno conquistato una nuova centralità assieme al rispetto dei pasdaran. La brigata ha giurato fedeltà a Mojtaba in un messaggio in cui si annovera come “la spada nelle mani del nuovo leader della Rivoluzione”. Espressione di un gruppo che si è in qualche misura emancipato, ma che rappresenta di una comunità vessata, i manifestanti ne temono la brutalità. Gli “aghazadeh”. Sono i figli dei signori, nella fattispecie i figli dei potenti del regime, ma per estensione anche i fratelli, i suoceri, i cognati. Perché la Repubblica islamica che doveva archiviare il tempo dell’aristocrazia e del privilegio non ha saputo esprimere una classe in grado di emergere grazie al merito. E così la nuova guida è il figlio di Khamenei, la persona che dispensa notizie sulla sua salute è il figlio di Pezeshkian e una delle possibili alternative alla sua leadership è Sadegh Larijani, fratello di Ali, il potentissimo segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale.


© Il Foglio