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Trump, Putin, gli ayatollah. Ogni potenza insegue un suo ordine mondiale

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09.03.2026

Dalla casa dell'Islam, attraversata da odi feroci, al sogno mai tramontato della Grande Russia, fino al “mondo piatto” dominato dal capitale. Oggi è il tempo del disordine e del ritorno delle cannoniere

Con la guerra in Iran, l'asse tra Turchia e Arabia Saudita si è fatta ben più complicata da gestire

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“Con le forze di terra, il regime iraniano è spacciato”. Parla il generale israeliano Eiland

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Non aver paura di dire regime change

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"E' la guerra che mette fine all'era delle guerre", proclama Benjamin Netanyahu, mentre Donald Trump si candida al Nobel della pace sulle ali dei B-2. "Il vecchio ordine infranto in Crimea muore a Teheran. Dalle sue ceneri nascerà un ordine nuovo", proclamano gli ottimisti, anche se la storia non aiuta. La pace di Westfalia è stata violata poco dopo dal Re Sole e da Carlo X di Svezia, quella di Vienna è stata infranta dai primi moti liberali nel 1820, Versailles ha nutrito il fascismo, Yalta è durata un quinquennio fino alla guerra di Corea. Un ordine nuovo, ma quale ordine, a ciascuno il suo? L'ordine di Putin è il peggiore dell'ordine di Lenin. L'ordine musulmano non è lo stesso per l'Iran ed è diverso da quello saudita, mentre tra i fondamentalisti talebani e gli islamici pakistani siamo alle schioppettate (sotto l'ombra del fungo nucleare). La Cina si frega le mani, tutti i suoi avversari se le danno di santa ragione, così pensa di starsene in panciolle al centro di questo universo turbolento, guadagnandoci su, in vista di quella che sarà (così spera) la sua egemonia mondiale nel prossimo decennio. L'ordine del capitale è in tempesta, quello dell'occidente è piombato nel paradossale ordine del caos. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, ma esiste davvero un ordine mondiale?

Per i musulmani dell'epoca classica il mondo era diviso in due parti: la casa dell'Islàm (dar al-Islam) nella quale regnava la vera fede e governava il califfo, e la casa della guerra (dar al-harb) nella quale vivevano gli infedeli da far sloggiare. Per raggiungere questo obiettivo era dovere religioso combattere il jihad, tradotto come “guerra santa”. Nel corso dei secoli i rapporti con gli infedeli sono via via migliorati e peggiorati, ma la costante originaria non è mai cambiata. Anzi, i fallimenti del nazionalismo arabo che ha cercato di aprirsi ai costumi e alla cultura occidentale, hanno riportato indietro la freccia del tempo, all'èra del Corano sulla punta delle scimitarre. “L'Islam è fino in fondo politico” era il detto con il quale l'ayatollah Khomeini iniziò la sua battaglia nel lontano 1962, segnando una rottura fondamentale con la storia dei tentativi del secolo precedente. Mentre in Egitto maturava un altro movimento radicale destinato a un grande avvenire: la Fratellanza Musulmana.

I khomeinisti tra gli sciiti e i fratelli musulmani tra i sunniti sono le due forze a lungo prevalenti. Una terza corrente fondamentalista, quella wahabita, ha plasmato a lungo l’Arabia saudita fino ad appoggiare più o meno direttamente la Base di Osama bin Laden, Al-Qaida. La presa del potere del principe Mohammed bin Salman ha rotto quel legame che ha condizionato la monarchia? Troppo presto per dirlo, vista anche l’astuta doppiezza dell’erede al trono. Gli estremisti iraniani hanno ottenuto il successo maggiore, fino ad ora. Si sente dire che la rivoluzione sia stata in origine laica se non liberale, e successivamente “rubata” dagli ayatollah, la storia dimostra che era stata preparata per almeno vent’anni proprio dai chierici radicali. Aveva radici profonde, sostiene Bernard Lewis, gettate e custodite da una élite religiosa penetrata tra le masse, e ciò va tenuto in considerazione anche per valutare quel che sta accadendo ora.

La casa dell’Islam non è abitata da una famiglia numerosa e pacifica, al contrario è attraversata da odi feroci e sanguinari tra i fratelli in Asia, in Africa, in Europa e ormai persino nelle viscere del Grande Satana, gli Stati Uniti d’America. La disintegrazione tribale della Libia, il conflitto perenne in Sudan, la guerra aperta tra i talebani afghani e il Pakistan, potenza atomica con la quale sta trattando sotto sotto bin Salman non solo per poter contare sulla sua protezione, ma per avere una sorta di protezione diversa da quella americana. E qui si apre la finestra su un altro ordine del mondo, o quantomeno di quel mondo chiamato medio oriente, espressione inventata nel 1902 da Alfred Thayer Mahan, specialista americano di storia navale, per abbracciare paesi e popoli in realtà troppo diversi, dalla penisola araba all’India, attraverso la Fertile mezzaluna, poi si aggiunse quel che è stato chiamato per secoli Levante, cioè la Palestina, la Siria, la Giordania a est e l’Egitto a ovest del Sinai, a nord la Turchia, erede dell’impero ottomano che arrivava dall’Europa al cuore dell’Asia.

La definizione la prendiamo dai patti di Abramo tra Israele, Emirati e Bahrain; si sono aggiunti poi Marocco e Sudan. Gli americani coltivavano la speranza che confluisse anche l’Arabia Saudita, visti gli ammiccamenti di MbS (come viene chiamato il principe). Finora non è accaduto. Si sono tenuti fuori anche l’Egitto e la Giordania che, a differenza dall’Arabia saudita, hanno ufficialmente riconosciuto Israele. Così, è rimasto un accordo tattico e parziale in funzione anti-iraniana, raggiunto il 13 agosto 2020 sotto l’egida di Donald Trump nel suo primo mandato e realizzato dal genero Jared Kushner. Vedremo adesso, dopo l’attacco all’Iran, che piega prenderà. Intanto va detto che i popoli principali........

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