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Elly Schlein scopre papà Occhetto

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04.03.2026

Tutti a Roma per i 90 anni dell’ex segretario del Pci-Pds. Pure D’Alema e Veltroni, che non si salutano. Ritratto di ex comunisti in un interno 

The times they are a-changin’. L’armonica di Bob Dylan attraversa il colonnato del Tempio di Adriano e si perde verso piazza di Pietra con tutta la sua malinconia portabile. È la colonna sonora scelta da Ugo Sposetti – l’uomo che tiene in vita ciò che resta delle Botteghe Oscure, memoria e archivio vivente del comunismo italiano – per celebrare i novant’anni di Achille Occhetto. I tempi sono cambiati, canta Dylan. Sono cambiati eccome: l’uomo che nel 1989 sciolse il Partito comunista italiano, il più grande dell’occidente, compie novant’anni e viene celebrato in un dibattito pubblico con Elly Schlein, circondato dai suoi sopravvissuti. Quelli che negli ultimi trentadue anni lo hanno maneggiato come una colpa collettiva – l’uomo che aveva perso contro Berlusconi e indossato la tragica giacca marrone. Adesso lo festeggiano. Forse è la cattiva coscienza della sinistra che si mette in abito da sera. Chissà. Ma arrivano tutti. Pure D’Alema e Veltroni.

    Arrivano quasi in contemporanea, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, come se qualcuno avesse sincronizzato gli orologi per il gusto della crudeltà. Entrano dallo stesso portone, sotto le colonne romane di questo tempio diventato sala congressi, ma ciascuno fa finta di non accorgersene. O quasi. Un saluto appena, un cenno del capo. Gli anni non hanno sciolto niente, parrebbe. Altro che  the times they are a-changin’, certe cose non cambiano mai. Si avvicina Umberto Pizzi – il fotografo, il paparazzo romano, l’uomo che da quarant’anni immortala il potere italiano nei suoi momenti più solenni e in quelli meno presentabili, macchina al collo e romanità irresistibile: “Ma abbracciateve, no? Dai,........

© Il Foglio