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Il voto danese è un test europeo su Trump

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24.03.2026

Mette Frederiksen ha anticipato le elezioni dopo lo scontro con Trump sulla Groenlandia. I sondaggi la premiano, ma tra economia, migranti e alleanze incerte il risultato resta aperto. Decisivo il ruolo del centrista Rasmussen

Oggi si vota in Danimarca alle elezioni anticipate volute dalla premier Mette Frederiksen soltanto due mesi fa, con un annuncio a sorpresa frutto di un calcolo politico molto pratico: a novembre, alle elezioni locali, i socialdemocratici erano andati molto male, il partito viaggiava sul 16 per cento dei consensi, ben lontano dai giorni d’oro del 30 o 40 per cento, ma nel frattempo la prepotenza di Donald Trump sulla Groenlandia aveva illuminato la leadership della premier: decisa e pronta a tutto, assieme agli altri europei, per difendere quel “piccolo pezzo di ghiaccio” parte della Nato. 

Oggi sapremo se l’azzardo di Frederiksen – che per i danesi è semplicemente “Mette” – ha pagato, i sondaggi dicono di sì, il Partito socialdemocratico è in vantaggio, è tornato al 22-23 per cento dopo l’abisso di novembre: se queste fossero le percentuali, si tratterebbe comunque del risultato peggiore degli ultimi cent’anni, ma qui non c’è in gioco soltanto l’umore dei danesi, parecchio altalenante nei confronti della loro premier  dal 2019 (la critica più interessante è questa: alcuni hanno detto nei sondaggi che Frederiksen fa troppo la mamma, tratta i danesi come se fossero dei bambini, forse possiamo chiamarlo “maternalismo”): si tratta di capire quanto i danesi vogliono sanzionare la prepotenza di Trump, e poi........

© Il Foglio