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Anteprima americana. Cinquant'anni di “Tutti gli uomini del presidente”

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02.03.2026

Mezzo secolo dopo l'uscita nelle sale di un pezzo di storia del cinema. Quando toccò a Hollywood far comprendere agli americani quanto accaduto durante lo scandalo Watergate

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La dittatura delle bugie di Trump e i suoi amici

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Sembrava un gigantesco scampato pericolo per la democrazia americana. Invece erano solo le prove generali di quello che sarebbe avvenuto mezzo secolo dopo con Donald Trump, in un contesto assai più insidioso. Cinquant’anni fa in questi giorni gli americani affollavano i cinema per scoprire in un film cosa fosse davvero successo al loro paese durante gli anni finali della presidenza di Richard Nixon. C’erano già stati gli articoli di Bob Woodward e Carl Bernstein a raccontare lo scandalo Watergate, ma si erano sviluppati in un arco di tempo lunghissimo, tra il 1972 e il 1974. Gran parte dell’opinione pubblica ci aveva capito poco, se non che alla fine Nixon era stato costretto a dimettersi, primo e finora unico presidente nella storia statunitense a compiere un passo del genere. Poi era uscito un libro dei due giornalisti del Washington Post, ma il paese sembrava voler dimenticare, archiviare, pensare ad altro. Alla fine, nel 1976, era toccato a Hollywood offrire il racconto dettagliato di quello che era accaduto. E stavolta, guardando al cinema i finti giornalisti Robert Redford e Dustin Hoffman in “Tutti gli uomini del presidente”, finalmente l’America aveva compreso.

Lo scandalo Watergate 50 anni dopo

Gli Stati Uniti festeggeranno a luglio i loro duecentocinquanta anni di storia. E’ il momento giusto per ricordare che l’ultimo mezzo secolo dell’avventura repubblicana, cominciata con la Dichiarazione d’Indipendenza pronunciata contro un re, si è aperto con una deriva autoritaria che avrebbe potuto cambiare tutto. L’equilibrio tra i poteri garantito dalla Costituzione era quasi saltato, la Casa Bianca agiva come un covo di criminali e il potere esecutivo pretendeva la piena libertà di manovra, a discapito delle prerogative del Congresso e della Corte Suprema. Nixon era stato un grande campanello d’allarme per la democrazia. Ma nei decenni successivi le ferite sembravano sanate dalla consapevolezza di aver superato il trauma del Watergate grazie alla libertà di stampa, alla tenacia di uno dei capi dell’Fbi che agiva in incognito, a una classe politica che aveva avuto un sussulto d’orgoglio e a giudici che avevano messo in un angolo il presidente, costringendolo a dimettersi. I checks and balances avevano funzionato, l’America era al sicuro. Poi è arrivato Trump.

Rivedere oggi “Tutti gli uomini del presidente”, nel cinquantesimo anniversario del suo debutto nelle sale, può creare inquietudini. Perché il glorioso Washington Post di Woodward e Bernstein è stato appena messo in ginocchio da una raffica di licenziamenti, accolti senz’altro con soddisfazione dalla Casa Bianca. Il Congresso è muto e intimorito. La Corte Suprema giorni fa ha mandato un segnale di indipendenza importante con la sentenza sui dazi, ma dovrà continuare a dimostrare di essere un vero argine a una presidenza che mostra ambizioni napoleoniche e imperiali. Trump è già sopravvissuto a una........

© Il Foglio