Se l'ossessione batte il talento
Da Bjørgen a Bjørndalen: quando la fatica produce medaglie olimpiche. Se i risultati prodotti da chi lavora sodo e con costanza sono facilmente misurabili, l'inclinazione naturale verso qualcosa si deve necessariamente affidare a valutazioni oggettive. E forse una contrapposizione tra queste due cose non è così netta
Così Antonelli diventa il più giovane poleman di sempre
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Come l'Italia del rugby è arrivata a battere l'Inghilterra
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L’ossessione batte il talento”. Da quando Adam Sandler ha pronunciato questa frase nel film “Hustle” (2022), per motivare un giovane cestista spagnolo mortificato dal primo contatto con il mondo statunitense, legioni di formatori aziendali hanno iniziato a produrre slide e costruire storytelling per dare profondità a un concetto che sta insieme nella finzione cinematografica. In quella sportiva, forse. Semplicemente perché non può esistere una contrapposizione così netta tra ossessione e talento. Sinner vs Alcaraz è ossessione vs talento? Mah. Eppure a Indian Wells prima delle semifinali, Jannik si è allenato duro mentre Carlos è andato a giocare a golf. Risultato: Sinner in finale, Alcaraz a casa. Esisterà, questa sì, una reazione chimica che mescola i due elementi. E il risultato prodotto non potrà non essere il più soggettivo possibile. Quando Joannes Høsflot Klæbo, finito recentemente ko nella gara sprint a tecnica classica di Drammen, concluse le sue dorate fatiche olimpiche milanocortinesi, ha candidamente dichiarato che, adesso sì, poteva uscire con la sua fidanzata e, magari, ricevere anche un bacio senza timore di prendersi un raffreddore che gli impedisse di allenarsi. È ossessione? Forse pure peggio… Già, ma se il suo........
