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Un ricordo di Finazzi Agrò, il biochimico che seguiva le molecole fino alla vita

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20.03.2026

Scienziato e maestro, prima ancora che storico rettore dell'Università di Tor Vergata. Dal Rawn agli endocannabinoidi, il suo percorso scientifico e umano racconta una biochimica capace di unire meccanismi molecolari e destino delle cellule. Oggi il suo lavoro continua nell'intelligenza degli altri

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Fra i libri che ricordo meglio dei miei anni di studente ce n’è uno con una copertina celeste che per me ha contato molto: il Rawn di biochimica. Era uno dei testi sui quali mi preparavo, giovane universitario, alle prese per la prima volta con la materia che sarebbe poi diventata il mio campo di studi. Su quella copertina c’era la struttura del tRna, e ancora oggi mi colpisce pensare che anni dopo, nel dottorato, mi sarei trovato proprio a determinare la struttura tridimensionale di un piccolo Rna. Quella prima traduzione italiana era curata dal professor Alessandro Finazzi Agrò. Per questo, nel ricordarlo, il mio pensiero torna prima di tutto lì: a un libro di studio e a una presenza che, pur indiretta, ha fatto parte della formazione di molti.

Lascio ad altri il compito di ricordarne gli onori istituzionali, la carriera e i riconoscimenti pubblici. A me interessa il biochimico, il maestro di biochimica, il ricercatore che ha lasciato un segno nel lavoro di chi è venuto dopo. I suoi lavori mostrano una linea molto riconoscibile: capire come funzionano gli enzimi, come le cellule controllano molecole potenzialmente dannose, e come alcuni segnali lipidici governano processi decisivi della fisiologia e della malattia. Dentro questa linea stanno gli studi sulle amine ossidasi al rame e sulle metalloproteine, quelli sui sistemi di........

© Il Foglio