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L'idea di una vaccinazione contro il carcinoma mammario triplo negativo. Lo studio

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20.02.2026

I rischi di questa malattia risiedono nella recidiva dei primi anni dopo i trattamenti medici: anche se sembra assente, rimane presente sotto forma di un numero piccolo di cellule tumorali sopravvissute che possono crescere. L'obiettivo del vaccino è costruire una sorveglianza capace di intercettare i cloni residui prima che diventino una ricaduta clinica

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Nel carcinoma mammario triplo negativo (TNBC, dall’inglese triple-negative breast cancer) ci si trova davanti a un bersaglio clinicamente e storicamente ostico. “Triplo negativo” significa infatti che le cellule tumorali non esprimono, ai livelli utili per una terapia mirata, tre bersagli che in altri tumori mammari guidano molte scelte terapeutiche: il recettore degli estrogeni, il recettore del progesterone e la proteina HER2. L’assenza di questi tre bersagli riduce lo spazio delle terapie “di precisione” e lascia per anni la chemioterapia meno specifica come asse portante. In più, questo sottotipo tende a essere biologicamente aggressivo e a concentrare il rischio di recidiva nei primi anni: la ricaduta metastatica rappresenta un rischio elevato anche quando la malattia viene trattata in fase precoce. La curva delle recidive tende a concentrarsi nei primi anni dopo la diagnosi, poi si attenua rapidamente; questa dinamica suggerisce una finestra biologica in cui la malattia può essere clinicamente assente e, allo stesso tempo, ancora presente sotto forma di un numero molto piccolo di cellule tumorali sopravvissute, non rilevabili con gli esami di routine, ma capaci di crescere nel tempo. L’idea di una vaccinazione terapeutica in adiuvante si colloca esattamente qui: l’obiettivo è costruire una sorveglianza immunitaria capace di intercettare e contenere eventuali cloni residui prima che diventino una ricaduta clinica. Un lavoro appena pubblicato su Nature dimostra questo approccio in pazienti di cancro al seno triplo negativo con un’impostazione rigorosamente di fase 1, quindi centrata su fattibilità, sicurezza e qualità della risposta immunitaria. Lo studio valuta un vaccino a mRNA personalizzato contro neoantigeni nel TNBC dopo chirurgia e dopo chemioterapia neoadiuvante o adiuvante (radioterapia ammessa).

Le pazienti giudicate valutabili sono state 14 su 15 arruolate, perché in un caso si è dovuta interrompere il trattamento dopo tre somministrazioni per eventi avversi legati........

© Il Foglio