L'epatite A in Campania e la politica vaccinale lungimirante della Puglia
Il confronto fra le due regioni è istruttivo: la vaccinazione regionale ha inciso davvero, e lo ha fatto in una popolazione in cui il consumo di frutti di mare crudi è rimasto un elemento epidemiologicamente riconoscibile. Prendere esempio
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La Campania è al centro della cronaca sanitaria per l’aumento dei casi di epatite A registrato nelle prime settimane del 2026. Il 19 marzo la Regione ha comunicato che al 18 marzo i casi dall’inizio dell’anno erano 133 e ha disposto un rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi. Il 21 marzo ha aggiunto l’ampliamento dell’offerta vaccinale gratuita anti-HAV per personale sanitario e sociosanitario, operatori della filiera alimentare, pazienti fragili, popolazione pediatrica esposta al rischio epidemiologico e persone venute a contatto con i casi.
Questo ritorno dell’epatite A in Campania riporta in primo piano una delle grandi aree italiane di circolazione del virus. Un bollettino SEIEVA dell’Istituto Superiore di Sanità ricorda che il picco epidemico più rilevante dell’intera serie storica si verificò nel 1997 proprio in Puglia e Campania, associato al consumo di frutti di mare, con un’incidenza salita fino a 19 casi per 100.000 abitanti.
La Puglia, dopo quella stagione epidemica, adottò una politica vaccinale lungimirante. Nel 1998 introdusse la vaccinazione gratuita contro l’epatite A per i bambini di 15-18 mesi e per gli adolescenti di 12 anni. Come ricordato in un........
