Cosa bolliva nelle pentole preistoriche di tutta Europa? Lo studio
Una ricostruzione culinaria preistorica che parte dalle incrostazioni delle preparazioni alimentari rimaste sulle pareti interne di vasi ceramici provenienti dall'Europa settentrionale e orientale. Un'analisi microscopica e chimica dalla quale emerge una fotografia della cucina di migliaia di anni fa
Come crolla il mito del digiuno intermittente
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I risultati di un’analisi pubblicata su Plos one consentono di tentare una ricostruzione culinaria più concreta di quanto fosse possibile finora per l’Europa mesolitica e neolitica precoce. Lo studio prende in esame le croste carbonizzate rimaste aderenti alle pareti interne di vasi ceramici provenienti da numerosi siti dell’Europa settentrionale e orientale. Queste incrostazioni derivano direttamente dalle preparazioni alimentari e si formano quando zuppe, brodi o stufati evaporano lentamente durante la cottura. L’analisi microscopica e chimica consente di riconoscere minuscoli frammenti di piante e animali intrappolati nella matrice carbonizzata. Da queste tracce emerge una fotografia della cucina preistorica per cui si usavano le pentole. I residui rivelano una forte presenza di pesce d’acqua dolce associato a una grande varietà di ingredienti vegetali. Nei campioni compaiono semi di graminacee selvatiche come avena e orzo, semi di chenopodi, radici amidacee, tuberi, bulbi e diversi frutti spontanei. Alcune preparazioni contengono anche bacche, tra cui viburno, un frutto acidulo e astringente che diventa più gradevole dopo cottura prolungata. Le combinazioni indicano piatti articolati. Il........
