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L'Iran “è un cancro negli affari globali”, ci dice Bret Stephens. Tre scenari e le spaccature europee

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10.03.2026

 L’Europa è un 25enne che vive a casa dei genitori, sostiene il saggista e premio Pulitzer, che critica la cautela europea e ridimensiona la frattura transatlantica. Per cosa si combatte

Washington. “Donald Trump e Benjamin Netanyahu stanno facendo un favore al mondo libero. L’Iran è un cancro negli affari globali”, dice al Foglio Bret Stephens, editorialista del New York Times, saggista e premio Pulitzer: “Se il presidente americano non avesse preso la decisione che ha preso, avremmo avuto tutti, prima o poi, non solo Israele o gli stati del Golfo, ma anche i paesi europei e gli stessi Stati Uniti, ogni ragione di temere l’Iran, uno stato teocratico, sponsor del terrorismo e determinato ad acquisire armi di distruzione di massa”. Stephens dice che “quello che Trump ha fatto, nonostante una considerevole opposizione politica, non solo da parte di liberal e democratici ma anche di alcune frange del Partito pepubblicano, dice qualcosa di positivo su di lui: ha avuto la volontà di agire nonostante il potenziale costo politico”. 

Il governo teocratico iraniano è una fonte di instabilità regionale da quarantasette anni. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, Teheran ha finanziato milizie nella regione mediorientale, ha cercato di ottenere l’arma nucleare e ha represso con la violenza il suo stesso popolo. A gennaio, le forze di sicurezza iraniane hanno massacrato decine di migliaia di manifestanti nelle proteste più grandi dalla rivoluzione. I sostenitori dell’operazione militare contro il regime islamico sostengono che il programma nucleare iraniano e il suo arsenale missilistico rappresentavano un pericolo sempre più grande e hanno anche richiamato l’attenzione sulla repressione interna. I critici affermano che la logica di questa guerra rischia di ripetere gli errori delle precedenti campagne americane in medio oriente e di precipitare il paese – e tutta la regione – in una crisi ancora più profonda. “Negli Stati Uniti, si sostiene che il regime iraniano non costituisse una minaccia imminente”, dice Stephens, “ma per me è un po’ come dire che avere un cancro al secondo stadio non è una minaccia imminente. Non si aspetta che il cancro raggiunga il quarto stadio prima di curarlo”.

In America però questa guerra che dura dal 28 febbraio ha incontrato una significativa resistenza........

© Il Foglio