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Oltre il referendum. Viaggio nell'Italia che dice No, dove prevale il rimpianto di un paese che non c'è più

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27.03.2026

Il messaggio da chi ha voluto bocciare la riforma Nordio parla di un mondo che non piace più e che si sente sgradevole e ostile. Si vorrebbe una realtà come quella auspicata dalla Costituzione, dove c'è la pace, ci sono i diritti e i mezzi finanziari per garantirli. Una realtà che però oggi non esiste

Com'è salire sul carro della perdente

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Dopo il referendum, un'altra riforma costituzionale

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Confesso subito che se non fossi altrove avrei detto Sì, per una semplice questione di princìpi liberali che hanno poco a che fare con gli indifendibili tecnicismi ai quali entrambe le parti hanno fatto ricorso: è dai tempi di Atene che ci si alterna nel propendere per elezioni, che creano “camorre”, e sorteggi – di cui i 5s sono stati sostenitori– che premiano persone prive di capacità oltre che di relazioni, e temo che si continuerà a farlo, con continua insoddisfazione, come nel microscopico caso dei concorsi universitari. Aggiungo che avrei detto Sì anche per motivi più terreni, cioè perché in Italia c’è dagli anni Novanta il problema di una magistratura che pesa troppo sulla politica, cosa che è per principio sbagliata perché solo una buona politica è in grado di navigare il futuro, e lo è tanto più in tempi di crisi come i nostri che richiedono visioni nuove su come regolare la nuova società in cui viviamo, oltre alla buona applicazione delle leggi vigenti, e quindi un riequilibrio dei rapporti tra politica e magistratura a favore della prima.

Questo strapotere dei giudici ha motivi diversi, alcuni dei quali interessanti. Tra essi vi è la “questione Berlusconi”. Quello che è andato in scena tra domenica e lunedì è stato anche l’ultimo atto di un conflitto duro, anche se per fortuna mai drammatico, cominciato nel luglio 1994 con la protesta dei pubblici ministeri contro il decreto “Salva ladri” tra il grande imprenditore-politico e una parte della magistratura, che ora ha sconfitto, forse definitivamente, l’ombra del suo nemico. Ma il conflitto tra giudici e politica, reso possibile dall’aura conquistata dai primi nella lotta contro terrorismo e criminalità organizzata, era già cominciato con l’attacco del marzo........

© Il Foglio