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Nel corso degli anni a nessun magistrato dotato di un minimo di onestà intellettuale era venuto in mente di dare del criptofascista ad un sostenitore della separazione delle carriere

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24.01.2026

L’avevo saputo in anteprima perché me lo aveva preannunciato un ex presidente dell’ANM. Era almeno un anno fa, quando si era capito che il testo della riforma costituzionale sarebbe passato in Parlamento. «D’ora in avanti noi faremo solo propaganda», mi disse.

Chiaro, semplice, diretto. Propaganda, con quel carico di verità relativa che il concetto esprime, ma anche con quel malcelato sentimento di susseguo intellettuale che comprende. Al popolo bue le cose complicate gliele devi spiegare in termini semplici, altrimenti si perde nelle astruse problematiche giuridiche, questo il succo. Talmente semplici da essere assai distanti dalla realtà: l’essenza del populismo.

Quello che parlava era un magistrato intellettuale e di sinistra che con quelle parole si dimostrava erede dell’antica tradizione di pedagogica alterigia verso le masse che ha da sempre contrapposto i giacobini ai riformisti. Ciò che fece dire a Nenni che per i secondi il partito era uno strumento per fare andare il popolo al potere mentre per i primi il popolo era il mezzo per fare andare al potere il partito.

Ma la bandiera populista dalle parti dell’ANM alla bisogna va bene a tutti. Ed infatti il concetto lo approfondì Gratteri, in cassazione, alla presentazione del comitato per il NO. Lì il neo-testimonial di quella ANM che nei decenni aveva sempre avversato, invitò i colleghi a mandare a ramengo i dibattiti con gli avvocati e professori: «Lasciate stare i confronti giuridici, parlate al popolo, disse, come faccio io».

Fu talmente netto che un’accademica invitata a quella kermesse, intervenuta poco dopo di lui, buttò lì una battuta tra l’ironico e l’imbarazzato sulla legittimità della sua stessa sua presenza. Sta di fatto che........

© Il Dubbio