Il rapporto che svela la persecuzione LGBTI in Russia. E perché la Biennale non può ignorarlo
Nata nel 1977 per dare voce agli artisti perseguitati dal blocco sovietico — piattaforma che il FUORI! utilizzò per denunciare l’oppressione degli omosessuali in URSS — la Biennale del Dissenso torna oggi a essere un atto di resistenza necessario. Quarantanove anni dopo, quella memoria storica viene paradossalmente evocata dal presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, per giustificare l'apertura di un padiglione gestito direttamente dalla Federazione Russa. Si tratta del medesimo Stato che ha classificato il movimento LGBTI come "organizzazione terroristica", che arresta editori per la pubblicazione di libri queer e nelle cui carceri si consumano le morti sospette di chi organizza viaggi per la comunità gay.
Il 9 maggio 2026, mentre ai Giardini si inaugura la 61ª Biennale d’Arte con un padiglione russo sostenuto dai vertici dell'FSB e difeso dalla Fondazione come "spazio aperto", la società civile risponde scendendo in piazza. Europa Radicale, l’Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression sfileranno in un corteo autorizzato da Ponte della Paglia fino ai Giardini, riappropriandosi del nome e dello spirito della "Biennale del Dissenso”. A dare sostanza a questa mobilitazione è lo studio pubblicato nell'aprile 2026 dalla ricercatrice Heurodis per la Sphere Foundation.
La tesi centrale dello studio è che l'attuale repressione non è un'accelerazione improvvisa ma il risultato di un progetto discorsivo costruito gradualmente, in cui le retoriche prodotte nei media degli anni Novanta sono state successivamente istituzionalizzate attraverso il diritto. Heurodis individua tre fasi. Negli anni Novanta il discorso anti-gender esiste nei media — omosessualità accostata alla pedofilia, alla criminalità, alla minaccia demografica — ma senza traduzione normativa: la decriminalizzazione del 1993 coesiste paradossalmente con una stampa che chiede di non procedere a quella stessa decriminalizzazione. Dal 2000 al 2022 il discorso si istituzionalizza progressivamente: la proposta del deputato Aleksandr Čuev di vietare la "propaganda dell’omosessualità" nel 2003, i divieti regionali di "propaganda dell'omosessualismo" a partire dalla regione di Ryazan' nel 2006, la legge federale del 2013 con la sostituzione del termine "omosessualismo" con la formula giuridicamente più vaga "relazioni sessuali non tradizionali" — scelta che, nota Heurodis, amplia deliberatamente il perimetro del controllo. Dal 2022 in poi, il discorso raggiunge il........
