Africa occidentale, nuova frontiera dell'omofobia di Stato: perché adesso e chi c'è dietro
Nel primo post di questa serie abbiamo documentato il quadro legislativo che si è formato in Africa occidentale negli ultimi due anni e il paradosso storico che lo rende ancora più significativo: le nuove criminalizzazioni nei paesi francofoni non sono eredità coloniali, ma costruzioni politiche del XXI secolo. Resta aperta la domanda centrale: perché questa regione, perché adesso, e con quali strumenti?
Il fattore geopolitico
Mali, Burkina Faso e Niger sono governati da giunte militari arrivate al potere dopo colpi di stato nell'arco di tre anni. Tutti e tre hanno abbandonato l'ECOWAS, tagliato i legami militari e diplomatici con Francia e potenze occidentali e cercato una cooperazione più stretta con la Russia. La rottura con Parigi è parte integrante della loro narrativa di legittimazione: presentarsi come liberatori da un'influenza coloniale che non è mai finita. In questo contesto, i diritti LGBT vengono presentati come il simbolo più efficace dell'influenza culturale occidentale da respingere. Come dice Stefano Pancera, quelle contro i gay sono leggi «anti-occidentali» perfette: non costano nulla, non richiedono riforme strutturali, e uniscono quasi tutti. La criminalizzazione è un atto di posizionamento geopolitico. In Niger questa retorica ha assunto toni espliciti già prima della legge: nell'autunno 2023, in consiglio dei ministri, la ministra dell'Istruzione dichiarò che il governo aveva individuato "tentativi sovversivi di ambienti satanici, in collaborazione con una potenza straniera", volti a introdurre "le pratiche e il dibattito LGBT " nella società, in........
