menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Ripensare lo smart working

8 0
25.06.2026

C'è una parola che usiamo sempre più spesso, quasi con sollievo, per descrivere il lavoro da casa: flessibilità. Ma c'è anche un'altra parola che non usiamo quasi mai, e che forse dovremmo cominciare a considerare: solitudine.

Il recente studio pubblicato da Science su oltre 580.000 lavoratori americani nell'arco di più di un decennio, ha provato a misurare quello che fino a oggi restava sullo sfondo, dietro l'entusiasmo per la conciliazione vita-lavoro: il costo psicologico di passare le giornate senza una presenza accanto, senza una voce nella stanza, senza il rumore di fondo degli altri. Le probabilità di passare un'intera giornata senza alcun contatto umano, un saluto, una battuta in corridoio, un tempo di condivisione, sono aumentate del 72%. E chi lavora da solo, ha visto il proprio malessere psicologico crescere il doppio rispetto a chi può almeno contare su una famiglia in casa. Non è un dettaglio tecnico. È una ferita silenziosa e per questo non ancora presa in carico sul versante aziendale e personale.

Lo spazio vissuto cambia le sue connotazioni: non è più luogo dell'incontro, dell'attesa, della parola scambiata. L'ufficio, per quanto spesso vissuto come un peso, attraversato da gerarchie e fatiche, era anche un'infrastruttura sociale che nessuno aveva........

© HuffPost